Intervista a Imre Enyedi, Világjáró

Una figura chiave nel mondo del volontariato e dell’associazionismo di Debrecen è sicuramente Imre Enyedi, uno dei responsabili di Világjáró, giovane e ambiziosa Ong locale che, attraverso varie iniziative nel mondo giovanile, si sta affermando rapidamente.

Imike

Chi è Imre Enyedi?
Sono un professionista con esperienza decennale nel settore giovanile, in particolare modo nei programmi europei diretti ai giovani. Con questo bagaglio e con i migliori propositi ho creato, insieme ad altre persone, Világjáró, una Ong locale.

Parlaci di Világjáró…
Sentivamo il bisogno di creare qualcosa come Világjáró già dal 2011. Io e un gruppo di persone intendevamo lavorare con volontari internazionali, non solo con quelli locali. Non c’erano molte ONG che si occupavano di questo campo in città e anche oggi, posso dire, non sono presenti più di 10 realtà che lavorano a Debrecen interessandosi di giovani e delle enormi possibilità che possono essere offerte grazie al Servizio Volontario Europeo. Inoltre nel giro di questi anni ho conosciuto molte persone e stretto contatti con numerose associazioni a livello internazionale. Tra lavoratori del settore e volontari posso dire di aver trovato molti amici. Così nel 2013 è nata Világjáró con un team internazionale: qui non lavorano solo ungheresi, ma anche italiani e danesi. Ci piacerebbe far progetti per ragazzi che abbiano un impatto positivo sulla nostra comunità e siamo assolutamente interessati ad individuare le persone giuste per raggiungere questo obiettivo in collaborazione con altre realtà provenienti dal mondo dell’associazionismo, come l’italiana Joint e la francese IDC.

Che cosa rappresenta per te Világjáró?
Possibilità per giovani nell’ambito della mobilità: viaggiare, conoscere altre culture,  attivarsi e rendersi consapevoli attraverso una varietà di progetti internazionali a cui prendere parte come training, seminari, Servizio Volontario Europeo. Possibilità uniche e irripetibili per andare all’estero insomma, stare per un po’ lontano da casa e imparare a vivere all’interno di un contesto diverso da quello della propria realtà di provenienza.

Perché pensi che queste opportunità siano importanti per i ragazzi?
Per conoscere una lingua oppure per vivere un’esperienza di studio in altre realtà, ottenendo così delle certificazioni che non siano solo dei pezzi di carta, ma anche esperienze valide per la vita. Avere dimestichezza con la mobilità, inoltre, aiuta a trovare un posto di lavoro più facilmente. La formazione scolastica non è sempre sufficiente, occorrono esperienze di vita pratiche. Uno Sve, per esempio, è una fonte di esperienze molto importante, si possono imparare molte cose perché ci si mette in gioco calandosi in un contesto internazionale e, di conseguenza, ci si abitua non solo alla diversità, ma anche alla collaborazione internazionale, un elemento fondamentale di questi tempi. Questi sono i benefici di un’esperienza interculturale, una serie di input positivi spendibili nella vita e nel mondo del lavoro.

Ricordi qualche progetto particolarmente riuscito?
Un training course per lavoratori di varie Ong incentrato sullo sviluppo dei metodi da utilizzare per promuovere la propria organizzazione: stabilire dei criteri comuni è importante, soprattutto quando si collabora con partner internazionali. Ne abbiamo ricavato degli ottimi output integrando tutti i buoni propositi  in modo che questi diventassero parte dell’esperienza di tutti i partecipanti.
Un altro progetto che posso citare è un seminario SVE in Spagna su come sviluppare la metodologia dei training ed è stata un’esperienza veramente molto bella! Quello che stiamo facendo in Ungheria è perfettamente in linea con gli standard europei e questo ci sta dando molta forza e fiducia per continuare i nostri progetti.

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Pensi che questi progetti possano aiutare nella cittadinanza attiva?
Questi programmi sono molto utili per integrare i giovani in una società rendendoli parte attiva e proattiva. Spesso i giovani non sono molto soddisfatti di quello che fanno e non si sentono parte di una comunità, ma con questi progetti i ragazzi possono essere facilmente coinvolti anche a livello inconscio. Anche se non hanno piena coscienza di quello che fanno è importante che stiano insieme esprimendo il proprio essere; poi attraverso la riflessione avranno modo di capire il valore di certe iniziative.

Una domanda per gli italiani. Che cosa c’è di bello a Debrecen? Quali progetti potrebbero trovare di loro interesse? E quali posti potrebbero frequentare?.
Con Világjáró continueremo a collaborare con un ospedale per bambini anzi vorremmo poter ospitare due volontari, di cui uno italiano, per portare avanti questo progetto. Inoltre ci sarebbe anche la possibilità di aprire un progetto con un asilo e, chissà, forse avremo anche la forza e l’energia per fare altro!
Per quanto riguarda la parte culturale, Debrecen è la seconda città più grande in Ungheria, qui ci sono musei con mostre ogni settimana e tanti altri eventi. Molti studenti stranieri studiano qui e la vita universitaria è molto viva, come ho potuto constatare attraverso il mio precedente lavoro, venendomi spesso a trovare in contatto con questo mondo. Poi ci sono i festival sia dentro che fuori all’università: i ragazzi possono solidarizzare tra loro e diventare amici, uscire insieme e divertirsi. Inoltre a Debrecen ci sono varie scuole dove si studia la lingua italiana e tanti ragazzi aperti alla cultura italiana. In città c’è una grande cultura sportiva, pertanto è possibile praticare qualunque sport con attrezzature moderne in strutture adeguate.

Cosa pensi degli italiani in generale? Parlaci della tua esperienza.
Gli italiani sono aperti, gentili e molto determinati a raggiungere gli obiettivi stabiliti e possono lavorare come tedeschi! (ride) Certo non sono molto puntuali, ma sono grandi lavoratori. Ogni giorno ho a che fare con colleghi italiani. Posso solo dire cose positive su di loro.

Qualche raccomandazione particolare per i volontari italiani che verranno a Debrecen?
Dimenticate la siesta! Trovate la migliore macchinetta del caffè in centro perché non troverete il vostro caffè preferito nei bar e, soprattutto, dimenticate la pizza italiana! (ride)

Grazie Imre!

 


Federico Preziosi

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Maria Lucia, una rotariana in Ungheria

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Maria Lucia, giovane studentessa siciliana di Corleone, è stata ospitata questa estate da una famiglia di Debrecen per qualche mese. Noi l’abbiamo incontrata poco prima che concludesse questo scambio internazionale tra Italia e Ungheria per farci raccontare la sua esperienza
 durante questo soggiorno estivo.

Ciao Maria Lucia, la prima domanda può essere scontata, ma per noi molto importante: perché sei qui in Ungheria?
Mio padre è un rotariano e così ho deciso di unirmi a lui perché tramite il Rotari è possibile fare brevi esperienze internazionali. Avevo puntato verso l’area scandinava, ma è stata Vanda, la ragazza ungherese che mi ospita, ad inviarmi la documentazione necessaria affinché potessi prendere parte al programma e ed ho accettato. Così abbiamo fatto questo progetto tra Italia e Ungheria: Vanda è stata da me per 5 settimane e adesso è il mio turno.

Che cos’è il Rotari?
Appartengo al distretto 2021 di Corleone. Lo so, detta così sembra un po’ l’inizio di Hunger Games [ride]! Il Rotari è un’associazione che si occupa del sociale e promuove scambi culturali soprattutto con l’America e la Germania, che sono i Paese dove c’è maggiore richiesta. Gli scambi possono durare anche per un anno, dipende dai progetti.

Avevi già sentito parlare di Debrecen?
No, avevo sentito  parlare solo di Budapest perché la mia scuola organizza spesso viaggi nella capitale ungherese, ma di Debrecen mai.

Qual è stata la tua prima impressione?
Una città tranquilla. Mi piacciono i colori e queste strade molto larghe. Mi piace molto anche la Chiesa calvinista perché è molto semplice, l’ho anche vista all’interno. Purtroppo la sera Debrecen è molto noiosa, soprattutto il sabato. Posso fare un paragone con Palermo che è la città dove solitamente vado per divertirmi il sabato sera ed è molto più attiva rispetto a Debrecen.

Che cosa hai visto a Debrecen in generale? Cosa ti ha colpito?
La mia prima uscita è stata al Forum, quindi principalmente negozi… poi il museo Déri, la Grande Chiesa, l’Università che è molto bella, lo stadio. Naturalmente sono stata a Budapest.

Hai visitato dei locali?
Pub più che altro, ma non ne ricordo i nomi. Carini, però non molto popolati. Poi non c’è musica fuori…

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L’anno scorso c’era molta più musica in effetti, non so cosa sia successo quest’anno…
Sabato abbiamo incontrato solo dei gypsy anche se sono visti in malo modo… a me piacciono però!

Com’è il tuo rapporto con la lingua?
Terribile per me, è una lingua che non capisco. Ho imparato qualche parola basilare, cose molto semplici. Non riesco a capire nulla quando parlano gli ungheresi, posso afferrare qualcosa solo quando gesticolano.

Com’è stata la permanenza?
Eccellente, con la mia famiglia ospitante è andato tutto bene perché tutti sono molto gentili e disponibili. La mamma di Vanda non parla inglese ma cerca di farsi capire in tutti i modi ed è sempre molto premurosa. Il padre invece parla inglese ed è un simpaticone. Anche i fratelli sono molto disponibili, per esempio con il fratello di Vanda sono stata a Budapest perché lei non poteva accompagnarmi per impegni sportivi.

Come ti aspettavi gli ungheresi prima di questa esperienza?
Mi avevano detto che erano irascibili e che tendevano ad arrabbiarsi facilmente. Io non ho mai pregiudizi, ma con quello che mi era stato detto confesso che ero un po’ preoccupata. Poi quando sono arrivata mi sono trovato in una situazione molto diversa e anzi sono stati tutti molto gentili con me.

Il tuo rapporto col cibo?
Solitamente è un argomento tabù, ma devo ammettere che qui è ottimo. Pensa che in Sicilia non mangio mai molta carne perché preferisco il pesce anche perché abito vicino al mare e dunque facilmente reperibile. Qui invece ho mangiato tanti tipi di carne… adesso non so se è la mia mamma ospitante ad essere particolarmente brava in cucina oppure è la cucina ungherese ad avere piatti particolarmente buoni.

Non hai avuto problemi?
No, assolutamente.

Davvero non hai avuto problemi con nulla? Tutto buonissimo?
Ora che ci penso quello che non mi è piaciuto era una zuppa fredda con le prugne…

Ah, la zuppa di frutta!
Sì, esatto. Quella non sono riuscita a mangiarla. Mi son scusata, ma è molto lontana dai miei gusti.

Invece le altre zuppe?
Mi sono piaciute tutte anche quelle con le verdure che mangio anche a casa mia.

Avrai conosciuto anche gli amici della tua amica. Sapresti dirmi, secondo te, qual è la differenza tra la socialità ungherese e quella siciliana?
Non ho riscontrato tutte queste differenze. Noi siciliani siamo noti per la nostra socievolezza e basta un primo incontro per stabilire un rapporto molto cordiale e all’insegna della simpatia. Con gli ungheresi che ho conosciuto non è stato molto diverso, ma una differenza che ho notato è la loro mancanza di curiosità. Al contrario, noi siciliani, siamo molto curiosi! Quella siciliana è però un tipo di curiosità affettiva, mentre gli ungheresi non sono così.

Magari sono più discreti…
Non so, sarà per discrezione o mancanza di interesse, ma li trovo meno curiosi di noi siciliani.

Magari possono esserci entrambe le cose, non si escludono tra loro…
Eh infatti [ride]!

Sei stata nelle zone limitrofe?
Sì, un posto bellissimo che non riesco a pronunciare, Hortobágy. C’erano delle case stupende, tutte caratteristiche, tipiche della zona, immerse nella natura. Io amo la natura! Sono posti piccoli ma molto molto carini.

Se un tuo amico dovesse venire a Debrecen che cosa gli diresti?
Divertiti, goditi il momento e assapora l’attimo. Sarà una bellissima esperienza!

Federico Preziosi