Se hai un cuore anche a te fa male quello che mi hai fatto – Una mostra al B24 Galéria di Debrecen

donna1Nell’estate del 2013 ho iniziato a stringere legami con il gruppo dei cantanti folk di Vámospércs. Sono subito diventata un membro della loro compagnia. Durante le osservazioni ho avuto opportunità di vedere il loro modo di vivere, le attività tradizionali e l’identità locale e nazionale.

Molti ritengono che la cultura e la vivacità artistica qui a Debrecen possano competere con Budapest, ma sono convinta che, letto questo articolo, non avrai più dubbi su quale città visitare in Ungheria per vedere questo “miracolo” e anche tu avrai voglia di visitare la B24 Galéria.
In questi giorni Debrecen ha l’opportunità ospitare a una mostra particolare di Viola Fátyol, una fotografa che, attraverso le proprie immagini, racconta l’evoluzione delle persone, in particolare del cambiamento delle donne ungheresi negli ultimi anni.  Leggendo le didascalie e ammirando le foto, è possibile avere un’immagine più ampia della condizione sociale delle donne ungheresi e certamente, coloro che avranno gli occhi, le orecchie e il cuore per “sentire” queste voci, comprenderanno tutto il valore civile che questa mostra vuole trasmettere alle generazioni più giovani.

donna2Questa rassegna si svolge in tre sale e comprende due parti, la prima visuale e la seconda auditiva. La Fátyol, nel primo salotto, si concentra solo sugli individui: le foto impressionistiche manifestano bene, evocando la forza dell’unità, la passione per il canto folcloristico e per l’essere ungherese.

Nella seconda sala sono raccolte delle piccole frasi di donne di umili di origine contadina dal contenuto così vasto e profondo che lasciano intravedere alcuni momenti della loro vita:

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Abbiamo vissuto trentasei anni assieme e poi mi sono stancata. Non mi sono fidata degli uomini e neanche adesso mi fido di loro.

Se uno si impegna con un lavoro, anche se in verità io ho solo lavorato la terra e lo faccio ancora oggi, allora ci si impegna sempre con le sue difficoltà.

Non voglio andare sempre al coro, ma mi costringono, così vado anche se zoppico perché forse un giorno non ce la farò ad uscire di casa.

Mia madre mi diceva sempre, se un ragazzo mi invita per un caffè allora vuole farmi del male quindi non posso andare con lui. Questa era l’educazione sessuale all’epoca.

Credo che in queste frasi emergano non soltanto il dolore, ma anche la gioia e l’ironia, ed è importante sapere che anche agli ungheresi piace ridere tanto… oppure ridere piangendo. Anche oggi, sebbene fra mille difficoltà, la gioia esiste, ma spesso si nasconde bene, eppure ritengo che non dobbiamo mai smettere di cercare la gioia, come dice Roberto Benigni. Se la inseguiamo allora la ritroveremo di sicuro perché io credo fermamente che l’ironia e la passione per la vita non possano appartenere soltanto a poche persone, ma che siano un privilegio per tutti.

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Vorrei concludere con qualche foto della seconda stanza, la cui visione ha fatto venire anche a me le lacrime, perché mi ha ricordato il tempo passato con mia nonna tanti anni fa.

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Enikő Tóth

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