Le leggende del cervo magico e del Turul

Quando i magiari si stabilirono nella regione della Pannonia si diffusero alcune leggende su questo avvenimento storico. Le più celebri sono certamente quella dell’uccello Turul e quella del cervo magico. Una cosa è certa, alcuni unni sono arrivati nella “terra promessa” partendo dall’Asia per poi raggiungere il bacino dei Carpazi.

La leggenda del cervo magico.
Secondo quanto si tramanda, Hunor e Magor, due fratelli figli del sovrano Nimròd (da loro derivano i popoli degli hunni e dei magiari), durante una battuta di caccia videro un cervo bellissimo e si misero subito a inseguirlo, accompagnati da cento cavalieri. Ma il cervo era più furbo e non si faceva prendere. Per sette giorni ogni mattina, quando il sole sorgerva, Hunor e Magor inseguirono l’animale magico per catturarlo, ma senza successo; e ogni sera il cervo spariva nei boschi lasciando i cacciatori stanchi e delusissimi.

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Il settimo giorno i due fratelli, inseguendo il cervo, si trovarono in un paese magnifico con l’erba alta, il terreno fertile e tantissimi animali. Entusiasti tornarono dal padre, il quale diede loro il permesso di trasferirsi in questa terra meravigliosa e far pascolare la loro mandria.

Dopo un po’ di tempo, durante un giorno di caccia, i due fratelli trovandosi vicino a una cascata videro un gruppo di fanciulle bellissime. Si avvicinarono in silenzio e ne rapirono due, le misero sul cavallo e corsero via. Hunor e Magor non solo presero le due ragazze più belle, ma queste erano addirittura le figlie del sovrano di un regno confinante. I due fratelli le calmarono con parole belle e gentili e le fanciulle furono contente di conoscere i due principi dei quali si sono innamorarono. Così Hunor e Magor sposarono le due bellissime principesse da cui nacquero due stirpi.

Nonostante questo, con il passare degli anni, le popolazioni dei rispettivi regni aumentavano e il territorio non fu più sufficientemente grande per tutti, per questo gli abitanti furono costretti a migrare. I discendenti di Hunor, gli unni, andarono alla conquista di nuovi territori guidati da Attila. Essi arrivarono per primi in Pannonia, ma il prode guerriero la lasciò in eredità ai loro fratelli magiari. Cosí racconta la leggenda a proposito dei magiari che si stanziarono in Ungheria.

La leggenda del Turul
Secondo un’altra leggenda, nel 819 d.C, nel sogno di Emese, moglie di Re Magóg e sovrana del popolo magiaro, si presentò un volatile, un Turul (un uccello mitologico, presumibilmente un astore o un’aquila), annunciando che il figlio della coppia sarebbe stato un sovrano ancora più grande del padre e, a sua volta, i suoi discendenti sarebbero stati ancora più potenti del futuro regnante. Cosí si sarebbe creata una dinastia forte, temuta e rispettata. Il figlio venne così chiamato Álmos (sognato) segno di gratitudine per l’annuncio del sogno.

Successivamente, il Turul, apparì nei sogni di Re Magóg, ma la sua premonizione fu diversa. Secondo la visione, enormi aquile avrebbero assalito le mandrie degli ungheresi, sbranandole. I cavalieri provarono a salvare tutto il possibile ma con scarso successo. Allora arrivò il Turul e ammazzò uno degli uccelli predatori. Vedendo questo, le altre aquile scapparono.
Dopo questo terribile episodio, i magiari decisero di seguire i loro fratelli unni, sperando di trovare la “terra promessa”. Sfortunatamente decisero di seguire le aquile, smarrendo la strada. In quel momento venne di nuovo in loro soccorso il Turul che guidò il popolo sulla strada giusta.

Dopo questo sogno, il giorno successivo, tra le mandrie dei magiari si scatenò il putiferio: le bestie cominciarono a uccidersi tra loro, così gli avvoltoi ne approfittarono per cibarsi delle carcsse degli animali morti, quando improvvisamente arrivó un Turul che uccise uno degli avvoltoi. Il sovrano, rivivendo il proprio sogno, capì che doveva seguire il volatile. Quindi chiamò a raccolta tutti i sui uomini e insieme partirono verso la “terra promessa”. Si accampavano ogni sera laddove videro il Tucul sparire, fino al giorno in cui non si presentò più dinanzi ai loro occhi. Quel giorno erano giunti nel bacino dei Carpazi e Álmos ormai era molto anziano. Il suo posto venne preso da suo figlio, Árpád, che regnò sui magiari a capo di una dinastia forte e rispettata.

Lili Telepóczki

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Un salto a Nyírbátor

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Approfittando della gentile ospitalità della Prof.ssa Gabriella Vass, ho avuto la possibilità di fare un piccolo salto a Nyírbátor, una piccola città situata nella provincia di Szabolcs-Szatmár-Bereg. Che dire, ne sono rimasto piacevolmente colpito: vi ho trovato la semplicità tipica del villaggio rurale, ma anche una serie di monumenti ed edifici che conferiscono a questi luoghi un alone particolare, in bilico tra storia, religiosità e leggenda.

Nyírbátor deve la propria denominazione attuale agli antichi territori di Bátor, ai quali è riconducibile il nome della famiglia più importante della zona, i Báthory,  e alla grande ricchezza di alberi di betulle (in ungherese nyír) sul territorio. Questa cittadina ha anche dato i natali a Erzsébet Báthory, la celebre Contessa sanguinaria vissuta a cavallo tra Cinquecento e Seicento, considerata la più grande serial killer di tutti i tempi. Se siete in vena di intraprendere un tour degli orrori, non è certamente la pacifica Nyírbátor la meta che state cercando: è noto, infatti, che la contessa operò principalmente nei pressi di Prešov, in Slovacchia. Tuttavia, se siete amanti della ruralità, della natura, dei piccoli centri e di minuscole comunità, è possibile trascorrere alcune piacevoli ore in questa graziosa città. Raggiungere Nyírbátor non è affatto difficile! Se siete auto muniti ci impiegherete circa 40 minuti, ma se preferite i viaggi avventurosi potete optare per il treno, così come ho fatto io. Certo, il tempo del viaggio si dilaterà notevolmente (90 minuti), ma potrebbe rivelarsi un’esperienza ugualmente interessante.

Giunti a Nyírbátor la prima cosa che balza agli occhi è il centro storico da pochi anni ricostruito, come del resto molte zone in Ungheria, grazie ai fondi europei. Lo stile architettonico si presenta sobrio, ma al tempo stesso moderno e minimalista; è interessante notare la presenza di rappresentazioni storico-leggendarie che rendono la piazza principale un piccolo museo a cielo aperto.

WP_20150406_10_50_19_ProIn questa scena viene raffigurata la vittoria degli ungheresi nella Battaglia di Kenyérmező (la Battaglia della Piana dei Pane), combattuta il 13 ottobre 1479 tra le forze del Regno d’Ungheria e quelle dell’Impero Ottomano, sulle pianure del Kenyérmező presso il fiume Mureş, oggi in Romania, non lontano da Şibot. Lo scontro, ricordato come uno dei più sanguinosi mai combattuti in Transilvania, vide le forze ungheresi guadagnare preziose posizioni nel secolare conflitto contro i Turchi.

WP_20150406_10_53_10_ProIl Dragone è il simbolo della famiglia Báthory ed è presente in numerosi luoghi qui a Nyírbátor. Ad esso vengono ricollegate alcune leggende come quella di San Giorgio che affrontò la creatura vedendosi vittorioso.

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István Báthory II commissionò la costruzione della Chiesa

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San Giorgio e il dragone

Se siete interessati ai legami tra il Drago e la famiglia Báthory troverete maggiori informazioni in questo breve articolo.

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La Chiesa cattolica di Nyírbátor appartiene all’Ordine Francescano e fu costruita dopo i fatti di Kenyérmező per volere di István Báthory II, pare in seguito ai saccheggi della battaglia, verso l’inizio del 1480. Esemplare di arte gotica magiara, la chiesa consiste in un unico edificio indivisibile che comprende il santuario, mentre il campanile situato nella parte nord apparteneva già al monastero medievale insieme alla demolita sagrestia.

WP_20150406_11_01_54_ProAppena fuori dall’edificio sacro, si materializza all’orizzonte il Lago di Papok rét, una visione piuttosto suggestiva non trovate? Al centro è possibile scorgere il solito drago che dominando la scena ci tiene compagnia.

La Chiesa cattolica non è tuttavia la più importante in città: molto più prestigiosa è la Chiesa calvinista alla quale si unirono in seguito anche i Báthory.

WP_20150406_11_13_49_ProSituata su un piccolo promontorio, il punto più alto di Nyírbátor, probabilmente per rimarcare la propria superiorità, essa assume una valenza morale piuttosto rilevante in quanto simbolo della confessione dominante. Esemplare di arte gotica magiara, la sua caratteristica, o se vogliamo atipicità, è costituita dal campanile costruito in legno e fisicamente separato dall’edificio.

WP_20150406_11_13_55_ProPoco invece resta del palazzo dei Báthory, del quale oggi ci è rimasta solo una parte restaurata di recente, nonché la fortezza che in parte ancora “protegge” l’edificio e lascia ampio spazio alle suggestioni dell’immaginazione.

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Nel complesso Nyírbátor è una cittadina molto graziosa è interessante da vedere, se doveste trovarvi nei paraggi non esitate a visitarla, potrebbe piacevolmente colpirvi.

Federico Preziosi