Il Petrolio di Pier Paolo Pasolini: conversazioni con István Puskás

Pasolini Olaj.jogPier Paolo Pasolini rappresenta una figura cardine del Novecento italiano, un credito conquistato grazie alla sua incredibile e fervida attività intellettuale che ha spaziato in vari campi dell’arte e non solo: come dimenticare il suo contributo alla poesia, alla critica letteraria, alla letteratura, alla politica, al teatro e al cinema? Considerando il suo indiscusso prestigio internazionale affermatosi anche per alcuni tragici eventi di cronaca che hanno accompagnato la sua esistenza (in ultimo quello del suo brutale assassinio), abbiamo avuto il piacere di intrattenere una breve chiacchierata con István Puskás, docente presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Debrecen, su questo gigante della cultura italiana e della percezione dell’opera pasoliniana in Ungheria. Il Prof. Puskás, inoltre, ha di recente tradotto la prima edizione ungherese di uno dei romanzi più dibattuti e controversi di Pasolini, Petrolio (Olaj in ungherese), e rappresenta uno tra i suoi conoscitori più profondi nel mondo accademico ungherese. Quale occasione migliore per aggiungere elementi di riflessione ad alcune tematiche spesso toccate in Italia che meritano un dibattito di respiro internazionale più ampio?

Pier Paolo Pasolini è certamente una delle figure più importanti del Novecento italiano. Le sue opere, così come la sua storia, ancora oggi destano un certo interesse per un’ampia fascia di lettori sia per i contenuti emersi da una florida attività culturale che per la tragica scomparsa sulla quale si addensano numerose ombre. Qual è stata la percezione in Ungheria del suo lavoro intellettuale e della sua vita dagli inizi della sua attività fino ad oggi?

Pasolini in Ungheria era noto prima di tutto come regista e i suoi film costituivano un punto di riferimento importante per gli intellettuali magiari degli anni settanta-ottanta in quanto rendevano in qualche maniera un certo senso di libertà. In generale ogni film arrivato dall’altra parte della cortina di ferro offriva questa sensazione, lo spirito di una libertà intellettuale tipica del periodo che veniva percepito in Ungheria naturalmente anche attraverso i film di Pasolini. Egli rappresentava un esempio chiaro di come si modificavano i prodotti culturali penetrando in un nuovo contesto. Pasolini, critico fermo dei movimenti del ’68 in Ungheria, veniva visto come parte di quella rivoluzione culturale. Prima di tutto la sua Trilogia della vita, proiettata pubblicamente nelle sale cinematografiche con la rappresentazione aperta del corpo e della sessualità, in Ungheria veniva concepita come l’avvento di tale rivoluzione e riusciva ad attirare l’attenzione di un numero relativamente considerevole di spettatori interessati alla cosiddetta rivoluzione sessuale. Altri suoi film – a partire dai primi lavori fino a Teorema – invece erano percepiti come la conferma della tesi secondo la quale il capitalismo fosse corrotto e decadente.
Oltre l’opera cinematografica, invece, la sua attività letteraria è rimasta quasi del tutto ignorata, sconosciuta fino agli ultimi anni. È strano perché dalle librerie ungheresi non mancavano i libri degli autori italiani contemporanei. Questa anomalia potrebbe spiegarsi nell’estrema difficoltà della traduzione dei testi pasoliniani. Per le generazioni nate dagli anni ottanta in poi resta invece del tutto ignoto anche questo capitolo della storia del cinema (non solo Pasolini, ma tutto il cinema dell’epoca). Soltanto dieci anni fa la nota e prestigiosa casa editrice Kalligram ha deciso di avviare una collana per colmare questa assenza pensando di basarsi sul mito del regista. Dopo aver pubblicato sei volumi dobbiamo ammettere che il tentativo risulta, se non del tutto fallito, poco fruttuoso. Nonostante l’attualità incredibile dei suoi pensieri, delle sue analisi sul neocapitalismo, quasi nessuno trova rilevante l’opera di Pier Paolo Pasolini in Ungheria. Non mancano le ragioni, certo, possiamo e dobbiamo provare a dare una spiegazione, ma ciò non giustifica un risultato che alla fine rimane deludente.

Per quale ragione tra tutte le opere di Pasolini ha voluto tradurre Petrolio? Qual è la sua attualità e quale riscontro si spera possa avere tra i lettori ungheresi?

Da traduttore è una sfida difficilissima rendere in un’altra lingua e in un  contesto storico-culturale differente questo testo meraviglioso e terrificante di Pasolini, sebbene, come ho già accennato, Petrolio sia estremamente attuale. Pasolini quaranta’anni fa aveva capito benissimo i meccanismi della societá del consumo e del mondo in cui viviamo. Da critico letterario lo trovo molto importante perché proprio parallelmente con la filosofia e la critica francese ed anglosassone ha avuto delle intuizioni brillanti su questioni quali il corpo, il potere, il desiderio, tutto ciò che la scienze cataloga al giorno d’oggi sotto l’etichetta di cultural turn. Non vorrei mistificare né assolutizzare l’universo pasoliniano, ma dobbiamo dire che pur non essendo in contatto con certi ambienti intellettuali dell’Occidente, ispirandosi alle stesse fonti, maestri come Gramsci, Freud, Sartre, Fanon, Pasolini raggiunse risultati simili ai maggiori pensatori del secondo Novecento (Foucault, Dubord, Deleuze, Guattari, Said, Buttler e altri). Petrolio intendeva essere la grande sintesi di tutte le sue esperienze fatte sul mondo, ma questa è una definizione riduttiva: abbiamo a che fare con un testo meraviglioso, un’espressione linguistica e poetica magnifica, pagine che hanno scalato la vetta della narrativa italiana e forse mondiale dell’epoca.
In merito al riscontro non nutro grandi illusioni, del resto la scarsa ricezione è una conferma dei pensieri critici di Pasolini. Ma dobbiamo anche dire che si tratta di un testo estremamente difficile, sebbene si registri un progressivo allontanamento della classe intellettuale ungherese che oggi sembra quasi del tutto scomparsa.

In Petrolio, così come in tante opere di Pasolini, emerge il tema dell’uomo e del suo rapporto con il potere: crede che le forme di propaganda e il cinismo del potere abbiano subito un’evoluzione oppure la lezione di Pasolini resta ancora la più lucida sul campo?

Penso che ciò che insegna Pasolini sul rapporto tra il potere e l’uomo, ovvero il cittadino dello stato moderno nell’era del neocapitalismo, del consumismo in sostanza, sia ancora valido: viviamo nello stesso sistema che delinea Pasolini quarant’anni fa, nella società mediatica (la società dello spettacolo come la definisce Dubord), culturalmente omologata ma nello stesso tempo priva di punti di riferimento, di estrema complessità, un labirinto intricato che contiene sostanze inafferrabili. Ciò che in me rafforza questa opinione è proprio la letteratura italiana contemporanea che dichiaratamente si ispira ai pensieri di Pasolini, penso ad autori come Vasta, Genna, i Wu Ming.

Un’altra tematica cara a Pasolini è la sessualità del potere. Nel romanzo entrambi i Carlo intrattengono una serie di rapporti sessuali e omosessuali (addirittura uno dei due si tramuta in una donna): perché il potere è così ossessionato dal sesso? Per quale ragione esso tende ad abusarne e poi reprimerlo?

Per capire meglio Pasolini possiamo fare leva a un suo grande coetaneo francese, Foucault, che studia e spiega acutamente la nascita e i meccanismi del potere dello stato moderno occidentale. In breve uno degli elmenti base di questo sistema è il controllo totale sul corpo umano, compreso anche la sessualità. Foucault e altri come Deleuze, Guattari, ma anche i femministi, sostengono che ci sia un legame fortissimo tra i meccanismi del potere e il sesso. Il punto comune in sostanza è il desiderio (qui arriviamo alle radici psichiche dell’esistenza umana, cioè all’esperienze della psicoanalisi da Freud a Lacan). Penso che Pasolini arrivi proprio a questo punto: visto che per lui il desiderio costituisce un elemento fondamentale dell’esistenza umana ed essendo da sempre molto impegnato nelle vicende della politica non era difficile collegare questi due fili. In sostanza: il rapporto sessuale è sempre un gioco di potere e nel potere c’è sempre il desiderio, il desiderio di impadronirsi dell’altro. Si tratta di due campi dello stesso gioco che costituisce l’esistenza umana, l’eterna ed impossibile voglia di superare la distanza tra l’individuo e l’altro e parallelamente costituire un se stesso attraverso il rapporto, essere ciò che si riflette nell’occhio dell’altro.

Sempre a proposito della sessualità, in Petrolio emerge anche una singolare posizione del potere nei riguardi del sesso: esso è una forza femminina che si concede passivamente, pertanto la parte che durante l’amplesso trae maggiore soddisfazione. Il potere in questo gioco sessuale accetta le regole implicitamente dettate dalla sua controparte, in altre parole si lascia sessualmente sottomettere. Non crede che sia un’immagine contraddittoria nel pensiero di Pasolini?

No, non credo. A mio avviso Pasolini in questa dinamica riesce e trovare un altro elemento che ho provato a riassumere prima, la continua instabilità del gioco e suoi dei ruoli. Filosofi e critici contemporanei come Homi Bhabha e Judit Buttler ci insegnano che essi sono sempre costruzioni e come tali non sono altro che tentativi continui di creare stabilità nell’ambito di un’esistenza che n’è assolutamente priva. Insomma chi sta sopra e chi sta sotto, chi domina chi viene sottomesso, nulla è mai del tutto prederminato, anzi gli sforzi di stabilire ruoli (anche gender) servono a velare il volto vero dell’esistenza. Ma il velo si strappa prima o poi. Per questo penso che uno dei massimi capitoli della letteratura novecentesca sia in Petrolio l’episodio di Carmelo.

Come relazionarsi a Petrolio in quanto opera incompiuta? Cosa lascia al mondo questo testamento “obbligato” di Pier Paolo Pasolini?

C’è sempre la tentazione di porre la domanda come sarebbe un Petrolio compiuto. Io penso che proprio questo suo stato frammentario riesca ad essere qualcosa di emblematico della nostra epoca in cui pare che non esistino delle strutture fisse, complete, solide, che esista solo una complessità inafferrabile di cose. Ecco l’esperienza ci aiuta a capire perché l’uomo soffre e fatica tanto a creare punti e linee, tracciare limiti fissi attorno a se stesso e al mondo che lo circonda.

Federico Preziosi

Fórum, il centro commerciale più grande a Debrecen

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Il FÓRUM è il centro commerciale più grande dell’Hajdú-Bihar. Costruito nel 2008, e situato in pieno centro di Debrecen, in via Csapó, è un luogo speciale perché non solo è possibile trovare i negozi con le marche più famose del mondo, ma è anche un posto dove si possono incontrare gli amici, chiacchierare, mangiare un gelato in gelateria, andare da Libri, una libreria in cui c’è addirittura una caffetteria, Caffè Frei, dove si può godere un bel caffé mentre si legge un libro.
Al FÓRUM ci sono anche dei servizi, per esempio si possono cambiare i soldi, ci sono aree gioco per i bambini che possono giocare mentre i loro genitori sono impegnati negli acquisti. Comprende 120 negozi, nel parcheggio ci sono 800 posti auto e la prima ora è sempre gratis.

Al primo piano si trova il food court dove si possono trovare alcuni dei fast food più famosi del mondo, come il KFC o il Burger King, ma si possono mangiare anche dei cibi cinesi, ungheresi, greci e c’è anche il Ristorante e Pizzeria Leroy.

In ogni stagione si organizzano i Giorni del Fórum dove è possibile acquistare tanti prodotti con uno sconto eccezionale. Inoltre si tengono anche concerti e sfilate di moda almeno 5-6 volte all’anno.

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Il centro commerciale pubblica il proprio giornale ogni mese. In questa rivista si può leggere dei programmi e delle offerte del momento ed è scaricabile dal sito del centro commerciale o è possibile prenderla direttamente al FÓRUM.

Il centro commerciale è adatto anche per le persone disabili perché non ci sono soltanto la scale mobili, ma anche moderni ascensori che rendono più agevole e facile l’accesso ai vari negozi.

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Il FÓRUM è aperto ogni giorno, dal lunedì al sabato, dalle 8:00 fino alle 21:00 di sera, i negozi invece aprono dalle 9:00 fino alle 20:00. Domenica invece i negozi sono aperti dalle 10:00 alle 18:00. Insomma il Fórum dà alla gente una buona possibilità per rilassarsi e passare momenti piacevoli con gli amici con gli amici.

Nikolett Juhasz

 

Volt egyszer, un bar carinissimo

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Volt egyszer è una caffetteria molto carina e il suo nome significa in italiano “C’era una volta”. Si chiama così per ricordare quando un tempo le persone andavano al bar dopo il lavoro per rilassarsi.

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Il locale si trova nel centro della via principale di Debrecen, via Piac. Si sta molto bene, l’atmosfera è tranquilla, c’è sempre tanta musica rilassante ed i camerieri sono molto carini. Non possiamo comprare alcol, ma ci sono tanti tipi di caffè, cocktail speciali e molto altro ancora! Si possono anche prendere delle bibite da portare via.

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Volt egyszer è frequentato da persone di tutte le età, dai 15 anni in su, a volte anche da anziani ed è sempre molto affollato: spesso, infatti, non ci sono posti liberi, però i camerieri provano sempre a risolvere il problema velocemente.
All’interno si vende anche il merchandising ufficiale del bar, noi per esempio, abbiamo comprato qualche prodotto e ne siamo contenti.
C’è anche una raccolta punti: ogni volta che si beve o si mangia qualcosa è possibile raccoglie un timbro; arrivati al 10mo è possibile ricevere un caffè o una bibita gratis.

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Volt egyzer è la nostra caffetteria preferita, la consigliamo a tutti!

Laca Balogh e Dani Deák

Cosa ne pensano gli studenti del liceo Csokonai di Debrecen chiama Italia

Qualche giorno fa sono stato ospite del Liceo Csokonai per parlare di Debrecen chiama Italia, questa magnifica avventura sotto forma di blog che leggete sempre con tanto affetto. Lanciato ormai da circa 10 mesi, il blog è cresciuto grazie ai contributi dei tanti che sporadicamente hanno dedicato un po’ di tempo nella scrittura in italiano. La sfida è quella di raccontare Debrecen agli italiani, presentare questa magnifica città e tutto ciò che ha da offrire, essere un punto di riferimento per chi vuole conoscerla, approfondirla e scoprirla. Sarebbe bello poterlo fare coinvolgendo maggiormente gli studenti liceali e universitari di italiano in città, consolidare uno staff ed avere una programmazione continuativa .

L’incontro è stato interessante perché i ragazzi della sezione bilingue, oltre che osservare da vicino il funzionamento del blog, hanno gentilmente fornito alcuni opinioni ed osservazioni raccolte in un questionario in modo da riflettere su eventuali miglioramenti da apportare al progetto.
I questionari diffusi sono stati, in accordo con i docenti, un totale di 20. Abbiamo puntato su un numero limitato di classi in modo da poter sperimentare questa iniziativa con la dovuta attenzione. Tuttavia resta la possibilità di estendere il numero dei partecipanti qualora il progetto vada a buon fine.
 Piccoli numeri, ma significativi per poter sviluppare Debrecen chiama Italia nel migliore dei modi.

Vediamo insieme i dati raccolti e cerchiamo di tracciare un’analisi utile per noi e tutti gli amanti della lingua italiana in città.

1) Secondo te Debrecen chiama Italia è utile?
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2) Secondo te quali sono le cose più interessanti che ci sono a Debrecen?Schermata 2016-02-29 alle 12.55.41.png

3) Cosa può attirare un italiano a Debrecen?


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4) Di quali temi ti piacerebbe leggere su Debrecen chiama Italia?

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5) Secondo te, un italiano quali argomenti leggerebbe su Debrecen chiama Italia?

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Seguono tre quesiti a risposta aperta:

6) Ci sono altri temi dei quali ti piacerebbe scrivere/leggere?

– Forse la letteratura ungherese, l’arte
;
– Secondo me no
;
– Niente (x3)
;
– Il sistema scolastico (x2) e di come passare il tempo libero a Debrecen (x2)
;
– Contrasti tra la vita italiana e ungherese
;
– Leggere del tempo libero degli studenti
 ;
– Lo sport (x 3), il calcio in particolare
;
– I locali più visitati
;
– I film e le serie
;
– Fare shopping, divertimento, ricette ungheresi
;
– Eventi promossi da italiani a Debrecen
;
– Raccogliere le esperienze degli ungheresi che hanno lavorato in Italia
;
– Musica
;
– Trasporto
;
– Festiva, amicizie tra italiani e ungheresi
;
– Come trascorrono il tempo libero gli ungheresi
.

7) Che cosa non ti piace di Debrecen chiama Italia?

– Mi piace tutto, si parla di quello che interessa agli italiani
 (x 11);
–  Senza risposta (x 7)
;
– Niente, perché non conosco ancora il blog
;
– Secondo me va bene così
.

8) Secondo te come si potrebbero sviluppare altre attività con Debrecen chiama Italia?


– Non ci sono altre cose da sviluppare (x 13)
;
– Fornire un servizio che dia un alloggio gratis agli italiani appena arrivati a Debrecen (x 2)
;
– I visitatori potrebbero condividere le proprie opinioni e fare commenti
;
– Attraverso il sito si potrebbero organizzare piccole gare tra studenti sulla cultura italiana e/ o ungherese
;
– Segnalare le feste (x 2)
;
– Fare del sito un occasione di lavoro
;
– Nessuna, è già molto utile così
.

Un quadro molto interessante ed incoraggiante

Come è possibile osservare, l’esistenza di questo blog è ritenuta molto utile ed i feedback generali sono ampiamente positivi. Emerge un grande interesse per lo sport in conformità con la cultura ungherese che, anche a scuola, incoraggia l’attività fisica soprattutto a livello agonistico. Non è una sorpresa che gli studenti sentano questa tematica particolarmente vicina. Molto bene anche il trend sui locali della città (bar, pub e discoteche): Debrecen è una città che cresce rapidamente e vede l’affermarsi di luoghi di svago sempre più moderni e di respiro europeo.

I ragazzi del Liceo Csokonai ripongono una fiducia molto alta nella cultura locale e del suo potenziale, sicuri che questa possa essere fonte di attrattiva per un italiano.  Altrettanto elevato è il prestigio dell’Università che gode di un’ampia considerazione non solo da parte degli studenti internazionali a quanto pare, ma anche tra i giovani liceali. Curiosamente la cultura locale, secondo gli studenti del Csokonai, può essere molto apprezzata dagli italiani, più della stessa Università che comunque gode sempre di un’indice di gradimento elevatissimo. Interessanti, sebbene i margini d’interesse siano decisamente meno rilevanti, l’importanza che le offerte di lavoro e del volontariato potrebbero giocare nell’attirare italiani in città.

Le tematiche più attraenti risultano essere la cultura italiana e ungherese (presumibilmente le somiglianze e i contrasti tra gli idiomi) e le opportunità di lavoro con la lingua italiana: è evidente che gli studenti del Csokonai ripongono una certa fiducia nel proprio percorso di studio e sulla possibilità di utilizzare la lingua italiana in ambito professionale. Da tenere in seria considerazione è una tematica come il tempo libero, di per sé molto variegata, di primissimo interesse per i giovani del Csokonai, sempre alla ricerca di cose nuove da provare e sperimentare.

In maniera sorprendente, la vita quotidiana prevale decisamente sulla cultura  nazionale: gli studenti del Csokonai ritengono che gli eventi giornalieri a Debrecen siano di gran lunga più interessanti delle tematiche culturali, una vera sorpresa per una città di 200 mila abitanti!

Anche le domande a risposta aperta confermano quanto ribadito: Debrecen chiama Italia è un sito attraente, non ha molte cose da migliorare dal punto dei vista dei contenuti, probabilmente gli studenti lo vorrebbero ancora più interattivo, addirittura una fonte di contatto privilegiato con gli italiani (servizio per accoglierli gratuitamente quando sono in viaggio), che non trascuri il mondo dello sport e quello della scuola, entrambi parte integrante della vita quotidiana di tantissimi giovani ungheresi.

Federico Preziosi

Il Carnevale dei Fiori 2015 – Le foto di via Piac

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Foto di Attila Demeter

Anche quest’anno, sebbene le condizioni meteorologiche non sia state delle migliori, il Carnevale dei Fiori di Debrecen si è svolto regolarmente il 20 Agosto. Per chi si fosse perso questo magnifico evento, ecco alcune foto ritraenti i carri che hanno sfilato per le vie della città.

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Foto di Attila Demeter

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Foto di Attila Demeter

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Foto di Attila Demeter

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Foto di Attila Demeter

Associazioni. Intervista a János Balega, KÖZ-Pont Ifjúsági Egyesület

János Balega è il leader di una delle associazioni giovanili più grandi di Debrecen e non solo. Il KÖZ-Pont Ifjúsági Egyesület (Associazione Centro Pubblico Giovanile) in pochi anni ha esteso il suo raggio d’azione in varie province ungheresi ed oggi rappresenta una realtà radicata e consolidata in ben tre città offrendo numerose opportunità per i giovani locali ed europei.

János Balega

János Balega

Chi è János in poche parole?

Un insegnante, un leader, un viaggiatore, un conoscitore, una persona cosciente delle proprie capacità, che crede nella famiglia e ama Debrecen.

Da quanti anni sei il Presidente di questa associazione?

Da circa 6 anni. Sono stato tra i fondatori del KÖZ-Pont nel 2001: inizialmente mi sono ritagliato un ruolo che stava a metà strada tra il volontario e il team member e sono stato di grande aiuto per i presidenti che mi hanno preceduto, tre magnifiche donne. Nel 2006 abbiamo cominciato ad espandere l’organizzazione e molti tra i membri ritenevano che avrei dovuto ricoprire il ruolo di leader. Ho sempre pensato che fosse una cattiva idea, ma a volte la democrazia gioca brutti scherzi: i membri dell’organizzazione, riunitisi in assemblea, hanno votato scegliendomi come loro Presidente e, dunque, eccomi qua!

Che cosa rappresenta il KÖZ-Pont per te?

La nostra missione include due parole chiave: luogo ed opportunità, da intendersi, secondo la mia personale opinione come luogo ed opportunità per i giovani. Dunque il KÖZ-Pont  è un luogo dove i ragazzi possono conversare, giocare a ping pong, festeggiare il compleanno oppure esprimere liberamente se stessi. Al tempo stesso offre delle opportunità: il Servizio Volontario Europeo, lavori artigianali, eventi sportivi e tante altre cose. In questo modo i giovani possono imparare determinati valori come la tolleranza, il lavoro in team, la solidarietà e diventare essi stessi esempi per altri ragazzi. E’ un lavoro che richiede molta costanza, un cerchio senza fine.

Parlaci della storia e dell’evoluzione del KÖZ-Pont.

Come ho già detto l’associazione è stata fondata nel 2001. In origine si trattava di un’organizzazione per studenti che aveva lo scopo di informare i giovani. Dalla fine del 2003 abbiamo cominciato ad organizzare eventi sportivi per gli studenti liceali di Debrecen. Successivamente, grazie al supporto dalla Provincia di Hajdú-Bihar, abbiamo organizzato un festival giovanile estivo. Questo programma vedeva la partecipazione di giovani provenienti da 7-8 città in eventi quali concerti, mostre ed eventi sportivi. Nel 2008 in occasione della Settimana Nazionale dello Studente di Nyíregyháza abbiamo stretto una partnership con la Provincia di Szabolcs-Szatmár-Bereg e da allora abbiamo assunto l’attuale denominazione in quanto la nostra opera si era estesa oltre i confini dell’Hajdú-Bihar. L’organizzazione ha cominciato a crescere fino ad aprire una sede a Debrecen nello stesso anno, una a Nyíregyháza nel 2011 e un’altra a Szolnok nel 2014. Per quanto riguarda i nostri progetti europei, cioè quelli che in questo momento costituiscono il maggiore punto di interesse per l’associazione, abbiamo cominciato nel 2004, ma solo nel 2011 abbiamo preso parte al programma Youth in Action.

Qual è lo scopo dell’associazione?

Fornire un supporto concreto per i giovani dai 10 ai 30 anni attraverso attività, programmi e corsi di formazione in modo che possano migliorare le proprie competenze sociali e professionali.

Una delle attività principali nella vostra organizzazione è il Servizio Volontario Europeo. Perché consideri questo programma cruciale per il KÖZ-Pont?

La cosa più importante, secondo me, non è tanto il progetto in sé, quanto l’apertura per le culture e le lingue. Lo SVE rappresenta un’ottima opportunità non solo per i volontari, ma per tutti quelli che con essi vengono a contatto, pertanto è un’ottima chance per rinnovare l’insegnamento e l’apprendimento, renderlo più attivo. Questo programma è anche motivo di crescita per i membri dell’associazione: molti ragazzi, per esempio, attraverso i ragazzi internazionali che ospitiamo periodicamente, sono motivati ad imparare l’inglese e viceversa anche i volontari meno preparati dal punto di vista linguistico possono migliorare le proprie competenze attraverso alcuni dei nostri ragazzi che collaborano con noi. Inoltre i volontari portano una ventata di freschezza e di apertura! I ragazzi ungheresi sono solitamente un po’ timidi, ma quando un volontario è aperto ed ha un buon impatto sull’ambiente, allora gli ungheresi si lasciano conquistare e si aprono accantonando la propria timidezza.

Ricordi qualche progetto SVE particolarmente riuscito?

Porterò sempre nel cuore il primo progetto SVE realizzato nel 2009. Abbiamo realizzato un libro, intitolato “Culture Shop”. La qualità era piuttosto buona e il lavoro fatto è stato eccellente. Questo progetto consisteva praticamente nel raccontare 20 storie di volontariato europeo (10 scritte da ungheresi e le restanti dai volontari internazionali) allo scopo di raccogliere testimonianze circa questa possibilità di istruzione non convenzionale.

Perché i giovani dovrebbero fare questa esperienza, secondo te?

Principalmente per conoscere altre culture e paesi, poi per viaggiare e imparare nuove lingue. Può essere un’ottima opportunità dopo aver concluso gli studi oppure subito dopo la fine della scuola in quanto è lo SVE stesso ad essere una scuola di vita attraverso cui si possono apprendere cose di natura pratica che certamente torneranno molto utili nel corso della vita.

Alcuni volontari durante un evento organizzato dal KÖZ-Pont

Alcuni volontari durante un evento organizzato dal KÖZ-Pont


Perché gli italiani dovrebbero provare un’esperienza del genere proprio a Debrecen?

Perché a noi ungheresi piace la pizza esattamente come piace agli italiani anche se quelle ungheresi sono diverse. Suggerisco a tutti gli italiani di venire qui per provare la gustosissima Pizza Hawaii [ride]! Scherzi a parte, credo che gli italiani amino il cibo e la musica e che abbiano un approccio rilassato alla vita: in un certo senso siamo simili. Inoltre ci sono molti studenti qui a Debrecen che imparano la lingua italiana e lo SVE può essere una buona occasione per diffondere la cultura italiana in Ungheria. Infine Debrecen non è molto grande, ma offre comunque molte opportunità di divertimento e tantissimi accessi a vari servizi. La città è anche situata in una posizione strategica per chi ama viaggiare: da Debrecen ci sono molti collegamenti per raggiungere facilmente altre importanti città europee, tutti possono apprezzare la comodità di spostarsi e visitare luoghi sempre nuovi, non solo nei paesi vicini: infatti Debrecen è dotata anche di un aeroporto internazionale con collegamenti importanti come Londra e Milano. Inoltre ci sono anche moltissimi studenti internazionali, tra cui alcuni italiani che hanno scelto di continuare il proprio ciclo di studi all’Università di Debrecen.

E perché gli italiani dovrebbero svolgere questo servizio proprio al KÖZ-Pont?

Credo che la nostra associazione abbia un approccio al lavoro molto aperto e lo testimonia la quantità di volontari che ospitiamo ogni anno. Ritengo che l’apertura sia una qualità molto importante per un’associazione come la nostra. Inoltre credo che l’apertura della mentalità italiana sia un valore anche per i nostri progetti e che i volontari locali e i membri del KÖZ-Pont possano imparare molto da voi.

http://www.kozpontegyesulet.hu
https://www.facebook.com/kozpontegyesulet?fref=ts

Le fontane di Debrecen

Le fontane in Ungheria funzionano solo durante l’estate perché in inverno fa molto freddo e la gente preferisce andare nei locali al chiuso. In estate, invece, le fontane si rianimano e sono belle, meravigliose, ti viene la voglia di sederti vicino e pensare alle grandi questioni della vita, per esempio al tuo futuro. Le fontane sono anche rilassanti e nel vederle senti che il mondo si è fermato. In centro ce ne sono tante, tutte bellissime. Nel vostro tempo libero, se siete a Debrecen, vi consigliamo di guardarle tutte! Ecco quelle che per noi sono le più importanti!

Foto di Attila Demeter

Foto di Attila Demeter

Arrivando a Debrecen con il treno, se vi fermate ai giardinetti di Piazza Petőfi è possibile ammirare la prima fontana in città che vi darà il benvenuto.

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Foto di Attila Demeter

Anche accanto al Tesco Express, in via Piac, ce n’è un’altra molto graziosa. Circondata da panchine è il luogo ideale per riposarsi un po’.

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Foto di Attila Demeter

Sempre in via Piac, di fronte all’Hotel Aranybika, c’é la bellissima fontana del Millennium, una delle più grandi fontane musicali in Ungheria. Inaugurata nel 2001 con la rinnovata Piazza Kossuth, oggi chiusa al traffico, la fontana presenta delle piastrelle raffiguranti l’arrivo dei magiari. La fenice al centro rappresenta il simbolo della rinascita della città.

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Foto di Attila Demeter

Se vi capita di bere qualcosa in Piazzetta Hal, le meravigliose fontane colorate saranno molto suggestive durante le vostre conversazioni, specialmente di sera, seduti ai tavoli di uno dei tanti bar.

Foto di Attila Demeter

Foto di Attila Demeter

Davanti al Roncs bar, in via Csapó, ci sono alcune fontanelle ornamentali che accompagnano le discussioni dei clienti ai tavolini e danno una sensazione di freschezza all’ambiente. Tuttavia questi getti d’acqua sono molto amati dai bambini, come potete vedere dalla foto!

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Foto di Attila Demeter

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Foto di Attila Demeter

Sempre molto amata dai più piccoli è anche il Teatro di Nebbia a Nagyerdő (il Grande Bosco) accanto allo stadio. E’ un’attrazione impressionate: ci sono enormi spruzzi d’acqua alti circa 60 metri ogni 15-30 minuti. Di sera è ancora più spettacolare con le luci colorate perché vengono proiettate immagini sui getti d’acqua così da attirare sempre la curiosità dei passanti. Il Teatro di Nebbia è un luogo ideale per rinfrescarsi durante le calde sere d’estate e stare con gli amici.

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Emese Tóth e Ágnes Gyarmati

Műterem Galéria, Debrecen Batthyány u. 24

11017852_1540878769505674_2064352202778396607_n In pieno centro di Debrecen, in via Kossuth, se ci fermiamo per un momento possiamo ammirare il Teatro Csokonai costruito in stile romantico, ma se ci voltiamo dall’altra parte, c’è una piccola stradina, via Batthyány, nella quale ci sono vari tipi di negozi, ristoranti, una sala da tè, Carpe Diem. Verso la fine della stradina, c’è una galleria piccola, ma molto graziosa. L’ingresso, un portone in stile ottocentesco, porta in un cortile dove c’è un piccolo bar: proprio lì di fronte c’è una scaletta che conduce all’entrata della galleria, un piccolo edificio antico, ma all’interno ristrutturato, con tante finestre a forma d’arco.

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Nella galleria ci sono soltanto tre vaste sale da mostra dall’acustica naturalmente echeggiante che crea un’atmosfera suggestiva. Essa richiede ai visitatori silenzio ed attenzione per ammirare gli oggetti e i quadri esposti, nonostante lo spazio interno sia adatto solo per una esposizione alla volta.

Questa estate, tra il 20 Giugno e l’8 Agosto, gli amanti dell’arte moderna e della cultura possono vedere una mostra di József Pinczés, un giovane pittore nato a Debrecen e laureato all’Accademia di Belle Arti di Budapest. Kiengedted a meleget, beengedted a hideget (Lascia fuori il caldo, accogli il freddo), questo il titolo della mostra, si compone di tre sezioni conformemente alle tre sale. La prima parte si intitola Una mostra immaginaria (Egy elképzelt kiállítás), dove i quadri rappresentano scene ispirate da Velasquez oppure dalla cultura europea in particolare dell’est. Nella seconda parte, Aderire alla nuvola (A felhőre nőni), il pittore continua questa tendenza con una rappresentazione più vibrante, evidenziando i toni surreali attraverso la malinconia del circo, dello zoo e delle fantasie dei sogni puerili. L’ultima parte, Paesaggio-placebo (Placebo-táj), è caratterizzato dalla natura rarefatta dei colori e delle pennellate che descrivono i paesaggi naturali.

Lo stile di József Pinczés è leggero e la tecnica virtuosa. Attraverso l’uso dei colori freddi e caldi sapientemente mescolati, l’artista crea un umore emotivo molto denso. Il critico d’arte Zoltán Lesi ha dichiarato a proposito del mondo pittorico di József Pinczés:

E’ come David Lynch con l’anima di un bambino della scuola materna che porta occhiali a forma di farfalla.

La galleria è aperta dal Lunedì al Venerdì, dalle 10.00 alle 18.00, il Sabato dalle 9.00 alle 13.00. Ingresso libero.

Viola Barta

Un italiano al Campus Fesztivál

Campus Festival 2015

Mi chiamo Vincenzo Pellecchia, vengo da Frattamaggiore in provincia di Napoli e sono volontario SVE presso il KÖZ-Pont Ifjúsági Egyesület di Debrecen. In qualità di collaboratore di Debrecen Chiama Italia ho deciso di scrivere la mia esperienza al Campus Fesztivál, l’evento musicale più grande della città. Sabato 25 luglio, finalmente in pausa dal lavoro, mi chiedevo cosa fare del weekend, quando la mia ragazza ha avuto la brillante idea di regalarmi un ticket giornaliero per il Campus Fesztivál. Non avevo mai sentito nominare prima questo evento né conoscevo le band e/o artisti che ne prendessero parte, ma è stato lo stesso bellissimo!

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Quando ho messo piede all’entrata del festival fin dall’inizio tutto sembrava magico: c’erano vari stand di associazioni e imprese che offrivano gadget in cambio di partecipazione a giochi di tipo diverso. Erano solamente le due del pomeriggio e i concerti non erano ancora cominciati, così insieme alla mia amica Sophie, ho iniziato a visitare tutta l’area campus a cui potevamo accedere, fermandoci in qualsiasi stand e collezionando oggetti d’ogni sorta in cambio di partecipazione, sempre accompagnata da un sorriso stampato in faccia considerando l’emozione della mia prima esperienza al Campus Festival di Debrecen! Dopo poche ore, si iniziava a sentire il check delle band e l’allegria saliva dentro di me a tal punto che fremevo dalla voglia di prendere il mio cellulare e controllare su internet quali band fossero più interessanti secondo i miei gusti.

Quando ho incontrato il mio amico Federico però ho deciso di lasciar perdere internet ed affidarmi a lui: conoscendo le sue preferenze musicali sapevo che mi avrebbe portato alla scoperta dei gruppi adatti ai miei gusti. Inisieme siamo andati al Telekom-Hall per esistere alla performance dei Magashegyi Underground, un gruppo rock alternativo ungherese attivo dal 2004 e molto carino. Quando la cantante, Bíborka Bocsor, ha iniziato a cantare, il mio cuore ha cominciato a tremare! Questa donna trasmette energia e passione alle persone che la guardando sul palco ed è accompagnata da una formazione di musicisti bravissimi che creano un sound maturo e professionale.

Dopo molteplici applausi, finito questo concerto siamo andati alla volta del Pepsi Stage per vedere gli Enter Shikari, un gruppo musicale britannico, tra i maggiori esponenti dell’electronicore e fautori della sua popolarità. Anche qui, steso sull’erba del campus, si ascoltava buona musica insieme agli amici volontari.

Tuttavia il massimo della felicità l’ho raggiunta quando insieme a Federico sono tornato al Telekom Hall per Zagar, gruppo headliner della scena musicale ungherese indie ed elettronica. Il loro sound si basa su elettronica, jazz e indie rock con graffi sperimentali di DJ Bootsie.

Zagar in concerto

Zagar in concerto

Ho inizato a saltare come un canguro sulle note della loro prima canzone in scaletta e mi sono fermato solamente quando tutto era finito. L’evento si è dilungato poi fino al mattino con vari Dj set in diversi stage sparsi per il Campus. Credo che la maggior parte degli amanti della buona musica si rechino spesso in quei festival più conosciuti come, ad esempio, il Sziget a Budapest, senza sapere che ce ne sono tanti altri come il Campus Fesztivál che possono dare ugualmente grandi emozioni e costituire una grande occasione di divertimento anche per chi, come me, non conosce nessuno dei gruppi in cartellone.

Vincenzo Pellecchia

La mia Magda

Foto tratta da pim.hu

Magda Szabó è nata nel 1917 a Debrecen ed è stata un’importante scrittrice, poetessa, traduttrice e anche una professoressa. Laureata in Latino e Ungherese, inizialmente la sua carriera è cominciata come poetessa, ma successivamente si è affermata come romanziera. La sua opera è principalmente a carattere biografico. Nel 1947 ha sposato Tibor Szobotka, anche lui scrittore al quale Magda Szabó ha dedicato un romanzo Megmardt Szobotkának (Quello che resta di Szobotka). Ha ricevuto il Premio Kossuth, il massimo riconoscimento conferito dallo Stato ungherese alle personalità che coltivano e diffondono la cultura ungherese.
Magda Szabó è la scrittrice ungherese più tradotta al mondo.

Secondo me lei era una bravissima scrittrice perché guardava nelle persone e riusciva a capire la loro personalità, leggendone i pensieri. Inoltre era in grado di descrivere magnificamente le emozioni personali e dei suoi personaggi. Da uno dei suoi romanzi, La Porta, è stato tratto un film, Az Ajtó di István Szabó, ma il libro è più bello perché la pellicola non mostra le emozioni dei personaggi come Magda Szabò riesce a fare. Il film, infatti, descrive solo la storia, ma non dice nulla sulla psicologia dei personaggi.

Immagine tratta da Mozinezo.hu

Tra le sue opere L’Altra Eszter (Az őz) è quella che preferisco. Questo libro parla di un’attrice di nome Eszter che ha vissuto una terribile infanzia perché la sua famiglia di origini aristocratiche è caduta in disgrazia. Odia Angela, la sua compagna di classe, perché rappresenta tutto quello che lei non è, una ragazza priva di talento, ma ricca e di buona famiglia, che ha avuto una vita facile e benvoluta da tutti. Eszter è innamorata di Lőrinc, il marito di Angela, il quale confesserà il suo amore per l’attrice solo prima di morire.
Ho letto anche altri libri di Magda Szabó, ma per me L’Altra Eszter resta il più bello per questo ne consiglio a tutti la lettura!

Laura Mádi