Verga scrittore classico e contemporaneo

di Luigi Saitta

 “Verga innovatore / Innovative Verga” (Berlino, Berna, Oxford: Peter Lang Edition, 2017) a cura di Dagmar Reichardt e Lia Fava Guzzetta è un’opera che appare riduttivo definire pregevole, sotto ogni punto di vista.  È questo il grande merito di questo saggio che oltre ad una introduzione di Dagmar Reichardt, pubblica una serie di interventi da parte di una schiera di docenti internazionali che mettono a fuoco tutti gli aspetti dell’opera del grande scrittore siciliano, aspetti rivisitati ed approfonditi in chiave iconica, sinergica e transculturale.

Le visioni di Giovanni Verga, il respiro europeo del suo pensiero, la sensibilità della sua denuncia sociale, le numerose sinergie estetiche ne fanno un autore classico e contemporaneo al tempo stesso, con la potenza narrativa della sua scrittura verista. Verga ebbe una vita movimentata, sempre curioso, in ricerca dell’altro e incline al “nuovo” e alle innovazioni, trasformandosi in una sorta di migrante interno, dalla Sicilia alla Toscana, alla Lombardia, per tornare alla Sicilia. E in questo fu un innovatore, sganciandosi da una certa storia siciliana, figlia di valori profondamente tradizionali e da una certa segregazione culturale, per inserirsi al contrario in un mondo e in una realtà diversi, legati da un sincretismo multietnico che faceva parte integrante dell’altra storia siciliana, quella transculturale. E la Sicilia, in effetti, è stata una terra nella quale, nel corso di secoli, si sono integrate, respinte, civiltà diverse, culture differenti, in una specie di fantasmagorico caleidoscopio che ha visto linguaggi, miti, fedi religiose, usi, costumi, tradizioni rincorrersi, reinventarsi, combattersi, frantumarsi.

Perché sia Dagmar Reichardt che tutti gli autori degli interventi parlano di Verga autore moderno, attuale? Puntando sulle innovazioni transculturali dello scrittore, tra cui l’uso dell’ironia, la coscienza postcoloniale, l’iconicità, la fermentazione teatrale, cinematografica e musicale, i contributi di questa antologia invitano non soltanto a rileggere, riscoprire e reinterpretare il vasto ventaglio della produzione letteraria verghiana, ma anche a riconsiderarne la visibilità nel contesto culturale occidentale. Per questo – rileva Dagmar Reichardt che è certamente tra gli italianisti più arguti, originali e progressivi in Europa, nata e cresciuta a Roma da genitori tedeschi, attualmente attiva all’Accademia di cultura a Riga in Lettonia – l’opera di Giovanni Verga va sicuramente rivalutata nel quadro europeo, occidentale e transculturale, in una zona autonoma ma intersecata tra il Realismo e il Naturalismo, alla stessa stregua di autori emergenti dalle varie sottocorrenti eterogenee soprattutto nella letteratura inglese, russa, francese, tedesca, americana, ma anche portoghese, boema o latinoamericana.

Sono venti gli autori che hanno arricchito questo volume con i loro contributi, tutti italianisti affermati. Nella sua premessa, Lia Fava Guzzetta – ordinaria di Letteratura moderna alla LUMSA di Roma, esperta di Verga e dell’Otto e Novecento italiano – si sofferma sulla inesauribile riflessione verghiana riguardo la necessità di innovare il linguaggio e proporre una nuova visione dell’opera letteraria, con una ricerca capillare dei mezzi adatti alla costruzione di un romanzo veramente moderno.

Riccardo Scrivano ripercorre le tappe dell’apprendistato letterario di Verga, possibile grazie al sostegno iniziale dell’amico Luigi Capuana, alla crisi del 1874, fino alle novità nella scrittura e nello stile con le conseguenti avverse vicende che “I Malavoglia” (1881) incontrò tra i lettori. Franco Musarra evidenzia l’aspetto ironico nella prosa verghiana, tema trattato anche da Georges Güntert che analizza in particolare “Rosso Malpelo”. Per l’italianista di Lovanio Musarra Verga avrà i suoi continuatori in De Roberto e Pirandello, nei quali l’ironia diviene il deterrente costantemente attivo nei confronti di ogni forma di pensiero forte.

Norma Bouchard tratta del periodo colonialista con l’espansione dello stato liberale in Tripolitania e in Cirenaica, periodo nel quale si situa l’opera matura di Giovanni Verga.

Per Rawdha Zaouchi Razgallah è possibile rintracciare nell’opera verghiana varie situazioni che sono ancora d’attualità e tante similitudini con la realtà sociale ed economica della Tunisia.

Dario Tomasello intende invece offrire una prospettiva nuova del verismo italiano. Lo studioso siciliano, a proposito della novella di Verga “Guerra di santi” (1880) scopre che l’uso di un certo tono sembra anticipare il lavoro etnologico di Giuseppe Pitrè. Bernard Urbani volge la sua attenzione concretamente alle “Novelle rusticane” (1883) e in particolare a “Libertà”, nella quale l’idea di progresso è sempre associata a quella di distruzione, caos, fatalità. Angelo Pagliardini, con il tema della decadenza nobiliare nel “Mastro don Gesualdo” illustra invece come la rappresentazione di architetture monumentali sia uno dei parametri espressivi usati da Verga come fattori di analisi sociale.

Lia Fava Guzzetta affronta in un altro suo intervento uno dei temi più moderni dell’intera produzione letteraria verghiana, vale a dire l’occhio “nuovo” di Verga verso una scrittura filmica e multimediale. Con Nino Genovese, Anne Begenat-Neuschäfer, Gaetana Marrone il tema Verga-Cinema diviene il punto centrale dei loro interventi, mentre Sarah Zappulla Muscarà ripercorre puntualmente tutte le tappe del variegato e complesso itinerario teatrale e melodrammatico di Giovanni Verga. Si deve infine a Maria Luisi il saggio su Verga mediatore musicale, con lo scambio epistolare con Giulio Ricordi per promuovere l’opera del compositore catanese Giuseppe Perrotta.

Monica Jansen opera una sorta di paragone tra Giorgio Vasta, scrittore palermitano residente a Torino, autore de “Il tempo materiale”, romanzo ambientato a Palermo nel 1978, e Verga, che nel 1878 pubblicò la novella “Rosso Malpelo”. Per la studiosa olandese il legame tra ideologia e linguaggio è centrale sia per Vasta che per Verga. Remo Ceserani analizza in uno dei suoi ultimi testi composti prima di scomparire per sempre dalla scena accademica nel 2017, la novella “Tentazione”, scritta da Verga nel 1883 e raccolta in “Drammi intimi” nel 1884. Il saggio radiografa la novella sotto l’aspetto della strategia narrativa, dal punto di vista del narratore anonimo e dei personaggi e come studio dei meccanismi psicologici della complicità maschile (la novella tratta dello stupro e dell’assassinio di una giovane contadina da parte di tre operai milanesi).

Rita Verdirame si sofferma poi sul problema delle traduzioni dell’opera verghiana in alcune regioni europee, traduzioni che molte volte, anche nei titoli, hanno creato fraintendimenti e difficoltà interpretative, mentre Joseph Farrell traccia un profilo quanto mai interessante e suggestivo tra D.H. Lawrence e Giovanni Verga. I due – nota lo studioso scozzese – non si incontrarono mai, ma Lawrence era attratto dal linguaggio di Verga e riconosceva nello scrittore siciliano la capacità di trattare temi tragici in un idioma moderno. Melo Freni e Giuseppe Quatriglio, nell’appendice letterario si soffermano, il primo sulle influenze che la storia ebbe nella produzione verghiana, il secondo sul rifugio che la città di Catania offriva per lo scrittore siciliano di ritorno dai suoi viaggi.

Resta da fare infine un discorso a parte per le illustrazioni che le autrici hanno scelto per la sezione iniziale e quella finale del volume. Ritraggono rispettivamente un’antica stampa fotocromatica di Catania intorno al 1895 e una veduta di Vizzini riprodotta attraverso l’ottica realistica di una fotografia moderna. Infatti fino a oggi non sappiamo sicuramente se il Verga sia nato a Catania – come vuole la tradizione e come Reichardt e Fava Guzzetta illustrano in apertura del volume – oppure a Vizzini, dove la famiglia possedeva dei beni, paesino ritratto molto “veristicamente” alla fine. Nella prima di copertina, invece, un’immagine con autografo di Giovanni Verga, dagli enormi baffi, e da uno sguardo acuto, penetrante: vero, autentico, intellettuale siciliano.

Verga innovatore / Innovative Verga: L’opera caleidoscopica di Giovanni Verga in chiave iconica, sinergica e transculturale /
 The kaleidoscopic work of Giovanni Verga in iconic, synergetic and transcultural terms, antologia con 20 saggi in tre lingue curata e con una introduzione di Dagmar Reichardt e Lia Fava Guzzetta, con una prefazione di Rita Venturelli (Istituto Italiano di Cultura Amsterdam), vol. 1 della nuova collana Transcultural Studies – Interdisciplinary Literature and Humanities for Sustainable Societies (TSIL) a cura di Dagmar Reichardt, Rotraud von Kulessa e Costantino Maeder, Frankfurt a.M. et al.: Peter Lang, 2016, 382 pp., € 77,95.

 

Cover Verga.jpg

Per ordinare il libro:
https://www.peterlang.com/view/title/62826

Luigi Saitta è un noto giornalista italiano che ha diretto per 13 anni la rubrica TG1 Libridella RAI in funzione di redattore capo centrale. Laureato in Lettere moderne all’Università di Roma, dove è stato Assistente di Antropologia culturale e Civiltà indigene d’America presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma, è stato anche redattore dell’Osservatore Romanoe del quotidiano Il Tempo.

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