Sport, intervista a Bence Bucz

BuczBence Bucz è uno studente di 18 anni, frequenta il liceo Csokonai. Vive a Tiszapalkonya, vicino a Tiszaújváros. Gioca a calcio nella squadra del Debrecen.

  1. Da quanti anni giochi a calcio e da quanti anni sei nella squadra del Debrecen?

Gioco a calcio da 11 anni e quest’anno è il mio sesto anno nel Debrecen.

  1. In quale ruolo giochi?

Attaccante di destra, ma molto spesso gioco anche come centrocampista.

  1. Hai mai giocato in altre squadre?

Si, ho giocato nella squadra del Tiszaújváros, Mezőkövesd e anche nella squadra del Hajdúböszörmény.

  1. Quante volte alla settimana ti alleni?

Ci alleniamo 6 volte alla settimana e di solito nel weekend abbiamo una partita.

  1. Riesci a trovare tempo per studiare?

Si, ma è molto difficile mantenere alta l’attenzione dopo gli allenamenti, molto spesso non riesco nemmeno a capire cosa sto leggendo. Non faccio quasi mai i compiti a casa.

  1. Pensi di giocare a livello agonistico anche dopo aver finito la scuola superiore?

Secondo me se un giocatore di 17-18 anni non gioca già in una squadra di alto livello non diventerà un gran giocatore. Per questo adesso provo a studiare di più, perché vorrei frequentare l’università di Debrecen o di Nyíregyháza.

  1. Qual è la partita più bella che hai giocato?

Nel 2011 abbiamo giocato contro l’Inter in Italia. Quella partita l’abbiamo persa (0-4) ma è stata comunque una grande esperienza. In quest’occasione ha giocato anche Hachim Mastour, che adesso gioca nella squadra del Malaga.

  1. Qual è la tua squadra preferita?

La mia squadra preferita è il Real Madrid.

  1. Qual è il tuo giocatore preferito?

Per sempre, Cristiano Ronaldo.

  1. Che cosa pensi del calcio italiano?

Non mi piace molto il calcio italiano, anche se riconosco che l’Inter gioca bene.

Marcell Ulveczki

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Intervista a Imre Enyedi, Világjáró

Una figura chiave nel mondo del volontariato e dell’associazionismo di Debrecen è sicuramente Imre Enyedi, uno dei responsabili di Világjáró, giovane e ambiziosa Ong locale che, attraverso varie iniziative nel mondo giovanile, si sta affermando rapidamente.

Imike

Chi è Imre Enyedi?
Sono un professionista con esperienza decennale nel settore giovanile, in particolare modo nei programmi europei diretti ai giovani. Con questo bagaglio e con i migliori propositi ho creato, insieme ad altre persone, Világjáró, una Ong locale.

Parlaci di Világjáró…
Sentivamo il bisogno di creare qualcosa come Világjáró già dal 2011. Io e un gruppo di persone intendevamo lavorare con volontari internazionali, non solo con quelli locali. Non c’erano molte ONG che si occupavano di questo campo in città e anche oggi, posso dire, non sono presenti più di 10 realtà che lavorano a Debrecen interessandosi di giovani e delle enormi possibilità che possono essere offerte grazie al Servizio Volontario Europeo. Inoltre nel giro di questi anni ho conosciuto molte persone e stretto contatti con numerose associazioni a livello internazionale. Tra lavoratori del settore e volontari posso dire di aver trovato molti amici. Così nel 2013 è nata Világjáró con un team internazionale: qui non lavorano solo ungheresi, ma anche italiani e danesi. Ci piacerebbe far progetti per ragazzi che abbiano un impatto positivo sulla nostra comunità e siamo assolutamente interessati ad individuare le persone giuste per raggiungere questo obiettivo in collaborazione con altre realtà provenienti dal mondo dell’associazionismo, come l’italiana Joint e la francese IDC.

Che cosa rappresenta per te Világjáró?
Possibilità per giovani nell’ambito della mobilità: viaggiare, conoscere altre culture,  attivarsi e rendersi consapevoli attraverso una varietà di progetti internazionali a cui prendere parte come training, seminari, Servizio Volontario Europeo. Possibilità uniche e irripetibili per andare all’estero insomma, stare per un po’ lontano da casa e imparare a vivere all’interno di un contesto diverso da quello della propria realtà di provenienza.

Perché pensi che queste opportunità siano importanti per i ragazzi?
Per conoscere una lingua oppure per vivere un’esperienza di studio in altre realtà, ottenendo così delle certificazioni che non siano solo dei pezzi di carta, ma anche esperienze valide per la vita. Avere dimestichezza con la mobilità, inoltre, aiuta a trovare un posto di lavoro più facilmente. La formazione scolastica non è sempre sufficiente, occorrono esperienze di vita pratiche. Uno Sve, per esempio, è una fonte di esperienze molto importante, si possono imparare molte cose perché ci si mette in gioco calandosi in un contesto internazionale e, di conseguenza, ci si abitua non solo alla diversità, ma anche alla collaborazione internazionale, un elemento fondamentale di questi tempi. Questi sono i benefici di un’esperienza interculturale, una serie di input positivi spendibili nella vita e nel mondo del lavoro.

Ricordi qualche progetto particolarmente riuscito?
Un training course per lavoratori di varie Ong incentrato sullo sviluppo dei metodi da utilizzare per promuovere la propria organizzazione: stabilire dei criteri comuni è importante, soprattutto quando si collabora con partner internazionali. Ne abbiamo ricavato degli ottimi output integrando tutti i buoni propositi  in modo che questi diventassero parte dell’esperienza di tutti i partecipanti.
Un altro progetto che posso citare è un seminario SVE in Spagna su come sviluppare la metodologia dei training ed è stata un’esperienza veramente molto bella! Quello che stiamo facendo in Ungheria è perfettamente in linea con gli standard europei e questo ci sta dando molta forza e fiducia per continuare i nostri progetti.

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Pensi che questi progetti possano aiutare nella cittadinanza attiva?
Questi programmi sono molto utili per integrare i giovani in una società rendendoli parte attiva e proattiva. Spesso i giovani non sono molto soddisfatti di quello che fanno e non si sentono parte di una comunità, ma con questi progetti i ragazzi possono essere facilmente coinvolti anche a livello inconscio. Anche se non hanno piena coscienza di quello che fanno è importante che stiano insieme esprimendo il proprio essere; poi attraverso la riflessione avranno modo di capire il valore di certe iniziative.

Una domanda per gli italiani. Che cosa c’è di bello a Debrecen? Quali progetti potrebbero trovare di loro interesse? E quali posti potrebbero frequentare?.
Con Világjáró continueremo a collaborare con un ospedale per bambini anzi vorremmo poter ospitare due volontari, di cui uno italiano, per portare avanti questo progetto. Inoltre ci sarebbe anche la possibilità di aprire un progetto con un asilo e, chissà, forse avremo anche la forza e l’energia per fare altro!
Per quanto riguarda la parte culturale, Debrecen è la seconda città più grande in Ungheria, qui ci sono musei con mostre ogni settimana e tanti altri eventi. Molti studenti stranieri studiano qui e la vita universitaria è molto viva, come ho potuto constatare attraverso il mio precedente lavoro, venendomi spesso a trovare in contatto con questo mondo. Poi ci sono i festival sia dentro che fuori all’università: i ragazzi possono solidarizzare tra loro e diventare amici, uscire insieme e divertirsi. Inoltre a Debrecen ci sono varie scuole dove si studia la lingua italiana e tanti ragazzi aperti alla cultura italiana. In città c’è una grande cultura sportiva, pertanto è possibile praticare qualunque sport con attrezzature moderne in strutture adeguate.

Cosa pensi degli italiani in generale? Parlaci della tua esperienza.
Gli italiani sono aperti, gentili e molto determinati a raggiungere gli obiettivi stabiliti e possono lavorare come tedeschi! (ride) Certo non sono molto puntuali, ma sono grandi lavoratori. Ogni giorno ho a che fare con colleghi italiani. Posso solo dire cose positive su di loro.

Qualche raccomandazione particolare per i volontari italiani che verranno a Debrecen?
Dimenticate la siesta! Trovate la migliore macchinetta del caffè in centro perché non troverete il vostro caffè preferito nei bar e, soprattutto, dimenticate la pizza italiana! (ride)

Grazie Imre!

 


Federico Preziosi