Parlare degli anni di Piombo a Debrecen

Zsiga LakoNei giorni 21 e 22 Ottobre, all’interno della suggestiva sala convegni di Víztorony, si è tenuta una bellissima conferenza sugli Anni di Piombo in Italia, promossa dal Dipartimento di Italianistica dell’Università di Debrecen e animata dalle brillanti relazioni di professori universitari, accademici, giornalisti. Un valido contributo alla riuscita dell’evento è stato fornito, inoltre, dal pubblico presente in sala, vivace e attento, composto principalmente da studenti universitari, ma anche da italiani che vivono a Debrecen e semplici curiosi. Aspettando che vengano prodotti gli atti del convegno, ai quali ci piacerebbe dare ampio spazio su questo sito, noi di Debrecen chiama Italia abbiamo riportato alcune impressioni per rievocare la piacevole atmosfera creatasi nell’ambito di un convengo organizzato da una piccola e attenta comunità, sempre aperta e interessata alle problematiche culturali, politiche e civili del Bel Paese. Le riflessioni elaborate in tale contesto verranno sicuramente riprese in altri momenti, confidando nella loro validità, nella possibilità che esse generino nuovi ed appassionanti dibattiti e che non restino solo tra le mura universitarie, ma che vivano e camminino.

Abbiamo provato a mettere in piedi un evento al di fuori dagli schemi, nel senso che con la scelta del luogo e con la presenza degli studenti – nonché con la scelta del tema – volevamo allargare il dibattito, senza ridurlo al solito discorso scientifico, muovendo verso l’interattività, la discussione, il confronto diretto ed immediato di temi, orizzonti, punti di vista. Abbiamo raggiunto un risultato importante con la presenza di due studiosi di caratura internazionale della letteratura italiana del Novecento, il Prof. Franco Zangrilli e la Prof.ssa Dagmar Reichart.
István Puskás, Docente presso l’Università di Debrecen.

Un sentito ringraziamento al Prof. Puskás per l’idea e l’organizzazione; mi ha colpito l’attenzione costante dei nostri studenti (soprattutto quelli del primo anno), i veri dibattiti sviluppatisi dopo le relazioni (grazie agli ospiti/relatori arrivati da varie realtà che hanno contribuito con diversi punti di vista) e, infine, la presenza della “comunità italiana” di Debrecen.
László Pete, Docente presso l’Università di Debrecen e Responsabile del Dipartimento di Italianistica.

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Per me è un grande piacere vedere che le nostre conferenze attirano sempre più persone, non solo accademici, ma anche altre persone interessate alla cultura italiana. Inoltre mi fa piacere vedere che ci sono sempre più italiani nella nostra città, che per qualche motivo scelgono di cominciare una nuova vita qua, di come apprezzano la nostra realtà e cercano possibilità per integrarsi, mantenendo allo stesso tempo la loro cultura. Penso che, anche per gli italiani, queste conferenze siano delle belle occasioni per ritrovarsi, dei punti d’incontro, e spero che anche loro siano felici di vedere il nostro sentimento di amore verso la cultura italiana e di quanto apprezziamo la loro presenza qui in Ungheria, a Debrecen.
Zsigmond Lakó, Dottore presso l’Università di Debrecen. 

La conferenza mi è piaciuta perché trattava un argomento molto interessante, importante e ancora attuale. Ascoltando i professori e gli studiosi mi è venuta la voglia di leggere alcuni libri e vedere tantissimi film su questo tema. Purtroppo non ero abbastanza preparata, non sapevo tante cose sugli anni di piombo e non sono riuscita a capire ogni parte della conferenza. Mi è piaciuto però che tanti professori sono venuti da città diverse, anche molto lontane.
Liliána Pósán, studentessa.

Sciacovelli

Per me tornare a Debrecen é sempre una grande emozione, é la prima cittá universitaria ungherese in cui ho studiato, nel lontano 1988, ed ogni volta che visito le aule, i corridoi, gli edifici del campus e tutto quanto sta intorno all’universitá, mi sembra di tornare a quegli anni di grande entusiasmo… il convegno continua la lunga serie dei convegni organizzati dai colleghi di Debrecen, questa volta con una impostazione contemporaneista che ha conquistato relatori “inusuali”, dandoci la possibilitá di riflettere su un periodo che sembra stia pian piano entrando nella storia, non é un caso che il protagonista “in calce” fosse Pasolini, intellettuale molto amato e ammirato anche in Ungheria, le cui opere si stanno pubblicando in versione ungherese proprio in questi ultimi anni.
Antonio Sciacovelli, Docente presso la West Hungary University.

La conferenza mi è piaciuta perché ho avuto la possibilità di conoscere gli anni di piombo, questo periodo violento d’Italia, ma sopratutto le opere e l’importanza di Pier Paolo Pasolini nella cultura italiana.
Zsolt Kosina, studente.

Secondo la mia opinione il convegno è stato utile per noi studenti. Abbiamo potuto incontrare professori molto prestigiosi venuti non solo da altre città ungheresi, ma anche da altri Paesi, ed ascoltare le loro presentazioni. Per me era affascinante notare quanto fosse profonda la loro conoscenza nei vari argomenti e di come potevano discutere qualsiasi tema non solo in italiano, ma anche in inglese. Siamo molto riconoscenti a loro per averci regalato un pezzo della loro conoscenza.
Réka Gruz, studentessa.

Prendendo parte a questo convegno come studentessa di italianistica posso dire che ha arricchito i miei studi. Durante questi due giorni abbiamo imparato tante cose nuove e abbiamo sentito parlare di nomi molto noti come Aldo Moro e Leonardo Sciascia. Abbiamo potuto conoscere meglio l’Italia d’oggi. Ma mi ha impressionato molto di più quello che hanno fatto tutti questi ricercatori e professori che sono venuti a Debrecen, perché non si stancano mai conoscere ed approfondire sempre di più gli anni di piombo. Mi hanno dato un tesoro importantissimo: la voglia di sapere!
Enikő Tóth, studentessa.

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