Műterem Galéria, Debrecen Batthyány u. 24

11017852_1540878769505674_2064352202778396607_n In pieno centro di Debrecen, in via Kossuth, se ci fermiamo per un momento possiamo ammirare il Teatro Csokonai costruito in stile romantico, ma se ci voltiamo dall’altra parte, c’è una piccola stradina, via Batthyány, nella quale ci sono vari tipi di negozi, ristoranti, una sala da tè, Carpe Diem. Verso la fine della stradina, c’è una galleria piccola, ma molto graziosa. L’ingresso, un portone in stile ottocentesco, porta in un cortile dove c’è un piccolo bar: proprio lì di fronte c’è una scaletta che conduce all’entrata della galleria, un piccolo edificio antico, ma all’interno ristrutturato, con tante finestre a forma d’arco.

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Nella galleria ci sono soltanto tre vaste sale da mostra dall’acustica naturalmente echeggiante che crea un’atmosfera suggestiva. Essa richiede ai visitatori silenzio ed attenzione per ammirare gli oggetti e i quadri esposti, nonostante lo spazio interno sia adatto solo per una esposizione alla volta.

Questa estate, tra il 20 Giugno e l’8 Agosto, gli amanti dell’arte moderna e della cultura possono vedere una mostra di József Pinczés, un giovane pittore nato a Debrecen e laureato all’Accademia di Belle Arti di Budapest. Kiengedted a meleget, beengedted a hideget (Lascia fuori il caldo, accogli il freddo), questo il titolo della mostra, si compone di tre sezioni conformemente alle tre sale. La prima parte si intitola Una mostra immaginaria (Egy elképzelt kiállítás), dove i quadri rappresentano scene ispirate da Velasquez oppure dalla cultura europea in particolare dell’est. Nella seconda parte, Aderire alla nuvola (A felhőre nőni), il pittore continua questa tendenza con una rappresentazione più vibrante, evidenziando i toni surreali attraverso la malinconia del circo, dello zoo e delle fantasie dei sogni puerili. L’ultima parte, Paesaggio-placebo (Placebo-táj), è caratterizzato dalla natura rarefatta dei colori e delle pennellate che descrivono i paesaggi naturali.

Lo stile di József Pinczés è leggero e la tecnica virtuosa. Attraverso l’uso dei colori freddi e caldi sapientemente mescolati, l’artista crea un umore emotivo molto denso. Il critico d’arte Zoltán Lesi ha dichiarato a proposito del mondo pittorico di József Pinczés:

E’ come David Lynch con l’anima di un bambino della scuola materna che porta occhiali a forma di farfalla.

La galleria è aperta dal Lunedì al Venerdì, dalle 10.00 alle 18.00, il Sabato dalle 9.00 alle 13.00. Ingresso libero.

Viola Barta

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Un italiano al Campus Fesztivál

Campus Festival 2015

Mi chiamo Vincenzo Pellecchia, vengo da Frattamaggiore in provincia di Napoli e sono volontario SVE presso il KÖZ-Pont Ifjúsági Egyesület di Debrecen. In qualità di collaboratore di Debrecen Chiama Italia ho deciso di scrivere la mia esperienza al Campus Fesztivál, l’evento musicale più grande della città. Sabato 25 luglio, finalmente in pausa dal lavoro, mi chiedevo cosa fare del weekend, quando la mia ragazza ha avuto la brillante idea di regalarmi un ticket giornaliero per il Campus Fesztivál. Non avevo mai sentito nominare prima questo evento né conoscevo le band e/o artisti che ne prendessero parte, ma è stato lo stesso bellissimo!

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Quando ho messo piede all’entrata del festival fin dall’inizio tutto sembrava magico: c’erano vari stand di associazioni e imprese che offrivano gadget in cambio di partecipazione a giochi di tipo diverso. Erano solamente le due del pomeriggio e i concerti non erano ancora cominciati, così insieme alla mia amica Sophie, ho iniziato a visitare tutta l’area campus a cui potevamo accedere, fermandoci in qualsiasi stand e collezionando oggetti d’ogni sorta in cambio di partecipazione, sempre accompagnata da un sorriso stampato in faccia considerando l’emozione della mia prima esperienza al Campus Festival di Debrecen! Dopo poche ore, si iniziava a sentire il check delle band e l’allegria saliva dentro di me a tal punto che fremevo dalla voglia di prendere il mio cellulare e controllare su internet quali band fossero più interessanti secondo i miei gusti.

Quando ho incontrato il mio amico Federico però ho deciso di lasciar perdere internet ed affidarmi a lui: conoscendo le sue preferenze musicali sapevo che mi avrebbe portato alla scoperta dei gruppi adatti ai miei gusti. Inisieme siamo andati al Telekom-Hall per esistere alla performance dei Magashegyi Underground, un gruppo rock alternativo ungherese attivo dal 2004 e molto carino. Quando la cantante, Bíborka Bocsor, ha iniziato a cantare, il mio cuore ha cominciato a tremare! Questa donna trasmette energia e passione alle persone che la guardando sul palco ed è accompagnata da una formazione di musicisti bravissimi che creano un sound maturo e professionale.

Dopo molteplici applausi, finito questo concerto siamo andati alla volta del Pepsi Stage per vedere gli Enter Shikari, un gruppo musicale britannico, tra i maggiori esponenti dell’electronicore e fautori della sua popolarità. Anche qui, steso sull’erba del campus, si ascoltava buona musica insieme agli amici volontari.

Tuttavia il massimo della felicità l’ho raggiunta quando insieme a Federico sono tornato al Telekom Hall per Zagar, gruppo headliner della scena musicale ungherese indie ed elettronica. Il loro sound si basa su elettronica, jazz e indie rock con graffi sperimentali di DJ Bootsie.

Zagar in concerto

Zagar in concerto

Ho inizato a saltare come un canguro sulle note della loro prima canzone in scaletta e mi sono fermato solamente quando tutto era finito. L’evento si è dilungato poi fino al mattino con vari Dj set in diversi stage sparsi per il Campus. Credo che la maggior parte degli amanti della buona musica si rechino spesso in quei festival più conosciuti come, ad esempio, il Sziget a Budapest, senza sapere che ce ne sono tanti altri come il Campus Fesztivál che possono dare ugualmente grandi emozioni e costituire una grande occasione di divertimento anche per chi, come me, non conosce nessuno dei gruppi in cartellone.

Vincenzo Pellecchia

Vai in Italia con il Servizio Volontario Europeo!

Ti piacerebbe andare in Italia e vivere un’esperienza unica per qualche mese ed avere l’opportunità di migliorare la lingua? La Cooperativa Sociale Mignanego cerca volontari per un progetto di Servizio Volontario Europeo, Ring-a-ring-o’-rose presso Mignanego, in provincia di Genova.

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Il progetto

Il borgo di Mignanego è composto da diverse comunità ed è qui che la cooperativa opera ed offre i propri servizi alla popolazione. In questo contesto sarà permesso ai volontari di interagire con persone di età differente.
L’area è caratterizzata da alcuni punti critici:
– la natura frammentaria del contesto si traduce in difficili opportunità di incontro e integrazione per la popolazione locale;
– la popolazione locale, specialmente i giovani, ha uno scarso senso di appartenenza e una bassa consapevolezza della propria identità;
– il tasso di migrazione è del 4% circa

Mignanego è abbastanza lontana da Genova, dove i volontari vivranno, seppure ben collegati attraverso il trasporto pubblico. I volontari vivranno a Genova dove ci sono più opportunità per godersi il tempo libero e familiarizzare con i giovani locali.

Principali attività
I volontari saranno coinvolti in varie attività nell’ambito dei servizi offerti dal dalla Cooperativa Mignanego:
– supporto scolastico per bambini che si imbattono nelle difficoltà di apprendimento;
– attività di workshop in asili, scuole primarie e secondarie su argomenti che vertano sulla discriminazione tra generi, la prevenzione della violenze, la prevenzione dal bullismo, l’apprendimento interculturale;
– informazione e servizio di supporto per migranti;
– mansioni amministrative e telematiche per le attività della Cooperativa Mignanego;
– attività di intrattenimento per la comunità locale;
– attività al work camp estivo che si terrà tra Giugno e Settembre.

Il volontario ideale
Deve essere flessibile, disponibile, interessato ai problemi sociali, desideroso di imparare e disponibile ad organizzare attività con minori, anziani, disabili e migranti, ma anche di interagire col tessuto sociale.
Il candidato ideale è paziente, affidabile, dotato di buone capacità di ascolto, intenzionato a lavorare in team. Il volontario deve essere altamente motivato nel prendere parte a questo progetto. Inoltre, sapere che vivrà a Genova e viaggerà ogni giorno a e da Mignanego con il trasporto pubblico.

Cosa occorre
– il tuo CV;
– una lettera di motivazione;
– compilare il Mignanego Volunteer Questionnaire (in inglese)
Inviare tutta la documentazione coop.mignanego@associazionejoint.org

La mia Magda

Foto tratta da pim.hu

Magda Szabó è nata nel 1917 a Debrecen ed è stata un’importante scrittrice, poetessa, traduttrice e anche una professoressa. Laureata in Latino e Ungherese, inizialmente la sua carriera è cominciata come poetessa, ma successivamente si è affermata come romanziera. La sua opera è principalmente a carattere biografico. Nel 1947 ha sposato Tibor Szobotka, anche lui scrittore al quale Magda Szabó ha dedicato un romanzo Megmardt Szobotkának (Quello che resta di Szobotka). Ha ricevuto il Premio Kossuth, il massimo riconoscimento conferito dallo Stato ungherese alle personalità che coltivano e diffondono la cultura ungherese.
Magda Szabó è la scrittrice ungherese più tradotta al mondo.

Secondo me lei era una bravissima scrittrice perché guardava nelle persone e riusciva a capire la loro personalità, leggendone i pensieri. Inoltre era in grado di descrivere magnificamente le emozioni personali e dei suoi personaggi. Da uno dei suoi romanzi, La Porta, è stato tratto un film, Az Ajtó di István Szabó, ma il libro è più bello perché la pellicola non mostra le emozioni dei personaggi come Magda Szabò riesce a fare. Il film, infatti, descrive solo la storia, ma non dice nulla sulla psicologia dei personaggi.

Immagine tratta da Mozinezo.hu

Tra le sue opere L’Altra Eszter (Az őz) è quella che preferisco. Questo libro parla di un’attrice di nome Eszter che ha vissuto una terribile infanzia perché la sua famiglia di origini aristocratiche è caduta in disgrazia. Odia Angela, la sua compagna di classe, perché rappresenta tutto quello che lei non è, una ragazza priva di talento, ma ricca e di buona famiglia, che ha avuto una vita facile e benvoluta da tutti. Eszter è innamorata di Lőrinc, il marito di Angela, il quale confesserà il suo amore per l’attrice solo prima di morire.
Ho letto anche altri libri di Magda Szabó, ma per me L’Altra Eszter resta il più bello per questo ne consiglio a tutti la lettura!

Laura Mádi

Conversazione con il Professor Barbieri

Sicuramente molti tra professori e studenti qui a Debrecen avranno avuto la possibilità e il piacere di incontrare il Professor Nicola Barbieri, docente di Storia della pedagogia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Uomo curioso, osservatore acuto, ma al tempo stesso simpatico e umano, il Professor Barbieri rappresenta un vero testimone d’eccezione che noi di Debrecen chiama Italia non potevamo lasciarci scappare! Abbiamo pertanto avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con lui e parlare a proposito del suo soggiorno ungherese, svoltosi da Febbraio a Maggio 2015, soffermandoci sulle differenze tra Italia e Ungheria senza mai perdere di vista il contesto europeo. Questo incontro ha rappresentato per noi anche un’occasione per riflettere brevemente su alcuni aspetti del sistema scolastico ungherese: ne pubblichiamo il contenuto ritenendo che questo argomento possa essere gradito ai docenti e agli studenti, italiani o ungheresi che siano.

Federico Preziosi

Professor Barbieri, per quale motivo hai deciso di venire in Ungheria? Quali sono le ragioni che ti hanno spinto qui?
Nel Giugno del 2014, alla Conferenza della Società Europea di Educazione Comparata, ho incontrato la Preside della Facoltà di Pedagogia dell’Università di Debrecen e la sua collaboratrice, Anikó Vargané Nagy. Ho avuto l’opportunità di seguire una loro presentazione a proposito di certe collaborazioni con università finlandesi, polacche e inglesi, e la conseguente possibilità di scambiarsi anche i propri studenti in tirocinio, cosa impossibile in Italia perché il nostro sistema impedisce agli studenti di Scienze della Formazione di svolgere certe attività all’estero. Adesso, anche grazie a noi dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che ci siamo accorti di questo errore, si cambierà la legge e anche i nostri studenti beneficeranno di questa possibilità. Ad ogni modo io e mia moglie siamo qui in Ungheria anche perché i nostri figli si trovano all’estero per motivi di studio. Pertanto ho pensato di concentrare tutta l’attività didattica nel primo semestre e richiesto a varie università di ospitarmi in qualità di visiting professor. Con una forma abbastanza medievale, per così dire, di baratto, ci hanno proposto vitto e alloggio in cambio di insegnamenti che potevano tornare utili. Tra le varie università, quella che ha accolto con maggior favore la mia richiesta è stata l’Università di Debrecen che mi ha collocato nella sede della Facoltà di Formazione Infantile dell’Adulto ad Hajdúböszörmény, struttura all’interno della quale vi è un dormitorio e una mensa. Due zuppe di gulyás in più non costituiscono certo un problema del resto! Abbiamo pertanto perfezionato l’accordo e stabilito che avrei insegnato Storia della pedagogia ed educazione comparata, organizzato attività ricreative ed impartito lezioni di judo (dunque tre insegnamenti) tutti da valutare come parte del Curriculum degli studenti. Inoltre ci è stato chiesto di tenere anche un corso di lingua e cultura italiana per alcuni interessati. Anche mia moglie Elena, lavorando al comune, ha avuto la possibilità di venire qui e poter osservare il sistema di assistenza sociale in Ungheria. In facoltà invece ha fatto da supporto per l’insegnante di inglese. Le è stato chiesto inoltre di tenere un corso di cucina italiana.

Qual è stata la tua impressione iniziale? Come immaginavi l’Ungheria? Corrispondeva alle tue aspettative? 
Inizialmente non avevamo capito che la sede assegnataci non sarebbe stata Debrecen, una città grande quanto Reggio, la Roma Calvinista, ecc ecc., sulla quale ci siamo documentati a lungo prima di partire in vista di questa esperienza. Solo successivamente ci siamo resi conto che la nostra attività si sarebbe incentrata ad Hajdúböszörmény, una cittadina di 30 000 abitanti. La prima impressione è stata quella di trovarsi semplicemente in un paesone agricolo ricco e ben tenuto.

Siete rimasti un po’ delusi?
Io, personalmente, no perché ogni tanto per 3 mesi si può vivere la vita di provincia. Tuttavia per uno studente Erasmus, per esempio, trascorrere un anno ad Hajdúböszörmény potrebbe essere eccessivo perché chiaramente privato di tutti i divertimenti, i servizi e le opportunità che una città come Debrecen può offrire.

Certamente, esigenze diverse…
Invece uno come me, a 55 anni, ha già visto tante cose e perciò riesce ad apprezzare anche una vita più tranquilla… Inoltre abbiamo visto la Facoltà di Pedagogia che è una sorta di mondo a sé dove ci sono mense, biblioteche, colleghi, lezioni ecc. Fuori da questo mondo si trovano quelle cose che possono essere offerte da un paese agricolo. Noi abbiamo conosciuto una ventina di persone che spesso incontriamo in giro per il paese e con i quali abbiamo intrattenuto rapporti. Per esempio il benzinaio che conosce l’inglese, che ha fatto chissà quali scuole, ma a dispetto di ciò che potrebbe apparire dimostra di aver acquisito una certa padronanza. Poi ci aspettavamo un freddo micidiale, quindi avevamo portato dei vestiti per andare nell’Antartide e invece abbiamo trovato un clima continentale sopportabile, anzi è quasi meglio di Reggio Emilia che abbiamo lasciato sotto un manto di neve spesso due metri!

Be’, l’Ungheria non è la Russia… penso che ci sia ancora nella nostra testa quella divisione del Muro di Berlino…
C’è questa idea, o meglio c’era l’idea che l’Ungheria facesse parte dei Paesi dell’Est. Poi un giorno, nel lontano 1990, ad un convegno di scout, una collega ci ha fatto una ramanzina perché le avevamo detto che veniva dai Paesi dell’Est. Ci dimostrò proprio tirando le diagonali sulla cartina che l’Ungheria si trovava al centro dell’Europa. E in effetti è vero! Io e mia moglie siamo andati, tra l’altro, a visitare la fabbrica della Lego di Nyíregyháza, costruita lì perché è proprio una zona centralissima nel continente. Ci sono ovviamente altre differenze tra Ungheria e Italia, il cibo per esempio. Ci siamo dovuti ambientare… siamo riusciti ad abituarci ad alcune cose, ma con altre non è stato possibile perché troppo lontane dalle nostre abitudini.

Per esempio, quali sono le cose più strane che avete trovato? 
La zuppa di frutta all’inizio dei pasti! Per il suo sapore dolce è da considerarsi un dessert per un italiano, mentre in qui in Ungheria viene servita all’inizio. Adesso la mangiamo senza problemi, ma una volta tornati in Italia non cambieremo le nostre abitudini. Invece la pasta con sopra la marmellata l’abbiamo mangiata per non essere scortesi. Vale lo stesso per la pasta con panna acida e semi di papavero: la prima volta ci aveva fatto un effetto piuttosto strano, l’ultima volta invece non abbiamo avuto problemi, ma insomma… certe cose si mangiano solo in Ungheria.

E invece quali sono i piatti più interessanti?
Sicuramente quelli a base di carne. Degli emiliani in viaggio che ritrovano un buon maiale sono sempre felici! Per esempio lo spezzatino di maiale… come si dice…

Pörkölt?
Ecco, il pörkölt è molto buono! Abbiamo comunque ritrovato nel complesso dei gusti molto europei, dunque sebbene vi fossero piatti diversi e lontani dalla tradizione italiana abbiamo mangiato generalmente tutto senza problemi. Quando poi siamo stati i Romania o in Ucraina abbiamo notato ulteriori differenze, lì siamo ancora più ad est e si sente, ma anche questi popoli ancora un po’ più lontani nelle abitudini sono comunque europei a tutti gli effetti.

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Il Professor Barbieri in visita al Liceo Szent József di Debrecen

Non siamo molto lontani dall’Italia comunque, anche se mi rendo conto che molti italiani hanno una percezione un po’ curiosa. Anche molti dei miei amici percepiscono l’Ungheria come un luogo lontano, ma ho fatto notare loro che, a dispetto di quanto pensano, parliamo di un Paese che a ben vedere si trova più vicino della Spagna!
Vero, inoltre l’Ungheria è grande praticamente quanto il Nord Italia, eppure ci sono tante cose da vedere. Noi abbiamo cercato di farlo, ma questo è impossibile in così poco tempo. Abbiamo notato comunque che nel complesso ci sono posti turistici e posti meno turistici, ma comunque sempre interessanti.

E qual è la cosa che ti ha colpito di più di Debrecen in generale?
Be’ a Debrecen, forse per deformazione professionale, direi l’Università!

Davvero? Cosa c’è di speciale secondo te?
E’ così grande e ricca di storia. Devo confessare comunque che fino a pochi anni fa non la conoscevo! Quando i colleghi ungheresi mi hanno detto di provenire da Debrecen ho dovuto cercare questa città sull’atlante perché non avevo la più pallida idea di dove fosse collocata geograficamente. Inoltre nell’immaginario dell’italiano medio l’Ungheria è Budapest e ce ne siamo resi conto proprio visitando la capitale per una decina di giorni. E’ davvero un’esperienza singolare vivere in Ungheria da cittadini di provincia per poi andare da turisti a Budapest: trovare tanti turisti italiani che consumano la città, ossia la visitano come se fosse Barcellona o Stoccolma, soffermandosi su quelle poche attrazioni che tutti conoscono, senza capire quel che si ha davanti, ci ha dato un’idea precisa della situazione. Andare a Budapest dopo due mesi di Hajdú-Bihar ti fa anche “godere” i budapestini mentre fanno certe facce nell’istante in cui confessi: “Sai, noi abbiamo vissuto due mesi nell’Hajdú-Bihar”. Loro ti guardano come per dire: “Hmmm, interessante, complimenti!” [ride].

Un atteggiamento sbagliato perché la provincia offre molte cose che in una grande città come Budapest non è possibile vedere. C’è una realtà più genuina.
Sì, infatti se certi tipi di persone vanno a Budapest, Praga o Barcellona è totalmente irrilevante, fa lo stesso. Vedere un castello o un palazzo, non cambia nulla. Alla terza o quarta volta che certe persone facevano quelle facce strane avevo un improvviso desiderio di dire loro: “Ah, noi nell’Hajdú-Bihar andiamo a cavallo, marchiamo le bestie, recuperiamo i bovini..” [ride]. Ad ogni modo sono contento di questo soggiorno.

Un altro aspetto interessante saranno state le visite. In qualità di docente universitario di pedagogia ci puoi parlare delle scuole che hai visto e dell’Università?
Della Facoltà di Pedagogia posso dire che ci sono ottimi professionisti, la struttura è ben attrezzata, non a caso gli studenti hanno la possibilità di fare un tirocinio interno ed osservare i bambini mentre giocano, sono molto seguiti da tutti i docenti dei vari dipartimenti. E’ una dimensione dove gli studenti vengono seguiti personalmente. Ho poi avuto la stessa impressione al Dipartimento di Italianistica dell’Università di Debrecen e alla scuola di dottorato: anche qui i ragazzi sono molto seguiti, monitorati e non esiste il fenomeno che angustia l’Università italiana, mi riferisco agli studenti fuori corso. Alla facoltà di pedagogia ci sono, per esempio, degli studenti per corrispondenza, discenti che frequentano solo per nel fine settimana per seguire delle lezioni, fare esami ecc. Per quanto riguarda le scuole siamo stati ospitidel Szent József e del Csokonai, due istituiti molto carini e ben curati. Anche il Bocskai Gímnazium di Hajdúböszörmény è una scuola molto grande, bella e attrezzata. Ci sono anche degli asili, sia quelli appartenenti all’Università, sia uno molto speciale situato in un quartiere di Hajdúböszörmény dove vivono principalmente rom. All’interno di quest’ultima struttura vi si svolgono progetti di integrazione molto importanti gestiti da una signora quasi settantenne, una sorta di istituzione, che funge da cerniera tra il mondo rom e quello della società ungherese. Anche qui a Debrecen abbiamo visto un asilo che prepara i bambini disabili alla scuola primaria. In Ungheria, a differenza dell’Italia, non è previsto l’inserimento in una classe normale per un bambino portatore di handicap, tranne se il disturbo non viene giudicato lieve.

Questo è un bene o un male?
Mah, siamo rimasti un po’ perplessi, eppure anche da noi, in Italia, dove si parla tanto di integrazione, molto spesso accade che questo avvenga solo sulla carta, per cui un bambino autistico in una classe normale senza adeguata preparazione non impara niente e, inoltre, i suoi compagni di classe possono sentirsi a disagio. Noi abbiamo incontrato una signora che gestisce queste classi ponte tra l’asilo e la scuola primaria, con 7 casi piuttosto gravi di portatori di handicap e autistici. Utilizza metodi montessoriani per poi introdurre questi bambini nella classe normale per disabili all’interno di un istituto speciale. Un lavoro encomiabile, non ci sono dubbi, ma ovviamente bisognerebbe ascoltare dei pareri più autorevoli, magari quello di un esperto del settore in Italia che, come sappiamo, lavora in una situazione dove non ci sono classi differenziate o speciali. Si potrebbe fare uno scambio e approfondire per approfondire fenomeno.

Passiamo allo studio delle lingue: come giudichi invece il livello degli studenti? 
Per quanto riguarda gli studenti universitari mi sarei aspettato più inglese, ma non possiamo dire che in Italia la situazione sia migliore. Pertanto sia in Italia che in Ungheria spesso le scuole superiori non sono in grado di portare gli studenti ai livelli previsti dalle normative europee e sto parlando di due paesi dove le rispettive lingue non sono molto diffuse nel mondo. Be’ certo l’italiano gode di un certo prestigio culturale, ma l’ungherese è parlato solo in Ungheria, pertanto dagli ungheresi mi sarei aspettato uno sforzo maggiore. Ho tenuto delle lezioni per alcuni studenti selezionati in base alla loro conoscenza dell’inglese perché dovrebbero conoscerla meglio degli altri, tuttavia su dieci solo tre o quattro lo parlano correntemente, tutti gli altri sono un po’ ingessati. Anche mia moglie Elena ha osservato come sono svolte le lezioni di inglese. Sono molto faticose, esattamente come quelle in Italia, proprio per certe carenze di sistema. Ovviamente mi riferisco agli studenti di Scienze della Formazione che immaginano di lavorare in un contesto tutto locale e che dunque non sono molto motivati ad imparare un’altra lingua. Dovrebbero essere almeno preparati per il livello A2 dalla scuola secondaria, ma dopo aver fatto il test si rendono conto che il loro livello è inferiore a quello che ci si aspetta in ambito universitario. Ciò significa che non sono in grado nemmeno di ordinare qualcosa al ristorante o in un bar. Dunque da questo punto di vista ci sarebbe da fare molto di più. La lingua italiana invece che abbiamo visto noi, invece, è piuttosto curata. Gli studenti con cui abbiamo interagito sono di buon livello. Per questa ragione, ricoprendo anche il ruolo di Presidente del Consiglio d’Istituto in un liceo classico di Reggio Emilia, mi sono permesso di segnalare alcune scuole qui a Debrecen come il Csokonai e il Szent József  per eventuali scambi culturali e gite scolastiche. Se qualcuno volesse recarsi in Ungheria potrebbe sicuramente contare su queste realtà, magari attraverso un’ospitalità in famiglia in una città grande quanto Reggio e a tutti gli effetti europea. L’Ungheria non è solo Budapest del resto.

Certo, la provincia a volte aiuta la comprensione delle lingue e della cultura molto meglio della grande città che magri offre maggiori servizi ma dal punto di vista formativo, in certe situazioni, può essere molto più carente e limitante perché vi è una maggiore dispersione.
Senza l’inglese saremmo fritti. Si può dire tutto dell’inglese, ma oggi è in effetti il latino di una volta. Anche gli studenti di Debrecen nel 1538, quando è stato fondato il Collegio Riformato, andavano in giro per l’Europa e parlavano in latino. E’ meraviglioso parlare una lingua nazionale, ma se si vuole comunicare tra persone di nazionalità diverse bisogna trovare una lingua comune. Se ognuno resta chiuso nella propria lingua è impossibile comunicare. Anche alcuni colleghi universitari che non parlano un inglese fluente cominciano a rendersi conto a 55 anni di questo problema.

Mi è stato raccontato che durante il periodo socialista in Ungheria non veniva insegnato l’inglese, pertanto la generazione precedente doveva studiare il russo o il tedesco…
Dovevano studiare il russo e l’hanno quasi tutti dimenticato, adesso invece il russo viene studiato da alcuni per motivi lavorativi, l’inglese invece bisogna studiarlo necessariamente per ragioni economiche e culturali. Non a caso a Budapest c’è una maggiore diffusione di questa lingua, tutti, anche l’ultimo barista, la parlano. E’ una questione di necessità. Anche gli italiani da questo punto di vista stanno migliorando, ma fino a quando una persona non viene messa davanti all’evidenza della necessità, non comprende l’importanza dello studio dell’inglese.

Grazie mille per la conversazione.
Prego!

La Grande Chiesa, simbolo e orgoglio di Debrecen

La Grande Chiesa di Debrecen è la chiesa calvinista più grande in Ungheria e dell’intera puszta, ma è sopratutto il simbolo della città con i suoi 1500 m², 61 metri di altezza, 38 metri di longitudine e 16 di larghezza. Questo è l’edificio più importante di Debrecen ed è per questo motivo che la città è anche definita la Roma Calvinista. In stile neoclassico, la Grande Chiesa è stata costruita nel 1805 e terminata nel 1824 tra Piazza Kossuth e Piazza Kálvin, precisamente nel cuore della città.

Storia
In passato, nel luogo dove si trova oggi la Grande Chiesa, c’era un altro edificio religioso risalente all’età medievale, distrutto da un grande incendio. Successivamente, nel 1297 al suo posto, è stata costruita la Chiesa di S. Andrea in stile gotico i cui lavori sono terminati nel 1311. Questa è stata la chiesa più grande del Tiszántúl, ma purtroppo il 6 settembre 1564 un nuovo enorme incendio ha devastato la città colpendo anche l’edificio che ha riportato diversi danni: l’orologio si è rotto, le campane si sono fuse per il calore e il tetto si è bruciato. La chiesa è rimasta in questo stato per tanto tempo, fino al 1626 quando sotto la guida di Gábor Bethlen hanno cominciato a ricostruirla. L’edificio è stato successivamente completato grazie al sostengo di György Rákóczi nel 1628. Nel 1642 è stata aggiunta la torre, detta Verestorony, dove è stata messa la campana di Rákóczi del peso di 5600 kg, la più grande campana calvinista in Ungheria che il Principe di Transilvania ha regalato alla città di Debrecen.

Foto tratta da naytempolm.hu

Nel 1707, durante la Guerra d’Indipendenza, le forze imperiali dei cattolicissimi Asburgo, entrando nella città, hanno seriamente danneggiato la chiesa. Un secolo dopo, nel 11 giugno 1802, uno dei più grandi incendi hanno colpito nuovamente la città e la chiesa. La popolazione ha provato a salvare la campana, ma le fiamme erano troppo alte e quando si è cercato di spegnere l’incendio era troppo tardi: la campana aveva già riportato una spaccatura. Nel 1873 ne hanno fatto un’altra incidendo un passo della Bibbia tanto caro a Rákóczi, tratto da una lettera di San Paolo ai Romani e che rappresenta un caposaldo della predestinazione:

Non est currentis, neque volentis, sed miserentis Dei

Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che usa misericordia.

La campana è stata poi custodita temporaneamente nell’oratorio del collegio alla spalle della chiesa. Nel 1803 la città ha affidato a Mihály Péchy il compito della costruzione della nuova chiesa. Nel 1805 con l’aiuto di József Taller il lavoro è continuato: la torre di sinistra è stata terminata nel 1818, quella di destra qualche anno più tardi, nel 1821.

La Grande Chiesa è stata anche teatro di due eventi storici: il 14 aprile 1849, dopo la detronizzatzione degli Asburgo, Lajos Kossuth (1802-1894), un uomo politico che lottò per l’indipendenza del Paese, ha letto qui la Dichiarazione di Indipendenza diventando anche reggente dello Stato Ungherese; nel 1944 la chiesa ha inoltre ospitato l’Assemblea Nazionale Provvisoria.

Oggi
La Grande Chiesa rappresenta un luogo molto importante per la religiosità e la cultura locale. Se intendete visitarla non dimenticate di guardare la poltrona di Kossuth, oggi abbellita con alcune semplici decorazioni nazionali, e se sarete fortunati potreste anche ascoltare le note del grande organo. La chiesa è una grande attrazione turistica e un punto internazionale molto conosciuto, infatti nel 1991 anche Papa Giovanni Paolo II ha tenuto una messa qui.

Per maggiori informazioni consultate il sito
http://nagytemplom.hu

Giulia Vignoni

In bicicletta nei dintorni di Hajdúsámson

Se come me, ti piace andare in bicicletta, fortunatamente ci sono tante piste ciclabili a Debrecen e nei dintorni. Tuttavia questa parte dell’Ungheria è completamente pianeggiante, perciò non è difficile fare gite in bici, anzi è possibile vedere alcuni posti davvero interessanti.

Tra Debrecen e Hajdúsámson, percorrendo la via per Dombos, dopo 45 minuti di pedalata ci sono le rovine della chiesa di Parlag. La strada non è molto confortevole, ma vale la pena andarci comunque!

Le rovine della Chiesa di Parlag in una foto degli anni ’80

La chiesa è stata costruita nel Duecento, ma la forma attuale è stata definita negli anni Ottanta quando è stato aggiunto il campanile di legno. E’ un luogo molto interessante, ma purtroppo nessuno lo difende, anzi la gente lo deturpa, rubando le pietre, facendo graffiti. La staccionata di legno che proteggeva l’area è stata completamente portata via e le persone usano le rovine per accendere fuochi.

Le rovine

Non lontano da Hajdúsámson c’è un’altra cittadina, Martinka, a 3 chilometri di distanza. Sulla strada si può vedere il bellissimo panorama ungherese dell’Alföld, una grandissima pianura. E’ un’area ambientale protetta e al tempo stesso spettacolare con numerose specie di uccelli che vivono qui. É un luogo ideale per una lunga passeggiata immersi nella natura, ma anche piuttosto accessibile in bicicletta.

Il panorama sulla via per Martinka

Vince Pál

Vai a Genova con il programma EVS!

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Ti piacerebbe andare a Genova per 7 mesi? L’associazione il Ce.Sto. sta cercando un volontario per un progetto EVS! Candidati per vivere un’esperienza meravigliosa a contatto con gli italiani.

Descrizione del progetto
Genova è il porto più importante del Mediterraneo e uno dei maggiori porti in Europa, è la sesta città più popolosa d’Italia e parte del triangolo industriale che collega Torino e Milano. In qualità di “porto del Mediterraneo” la sua posizione privilegiata ha fatto di Genova uno dei centri commerciali e finanziari più prosperosi nonché uno dei più influenti di tutto l’Occidente. La città di Genova ha affrontato nelle ultime decadi un duro periodo economico e sociale causato dalla deindustrializzazione e dall’impoverimento dell’economia in generale. Per questa ragione, la capitale ligure ha intrapreso negli ultimi 20 anni un significativo processo di rinnovamento urbano. Le attività del Ce.Sto sono fortemente radicate nel centro di Genova il quale si è sviluppato attraverso un intreccio di strade strette e vicoli nei quali è impossibile entrarvi se non a piedi. La città è sempre stata la destinazione di migranti che giungevano in Liguria e per questa ragione, oggi più che mai, include un numero di differenti culture spesso in conflitto tra loro e con le autorità locali. Si tratta infatti di un vicinato difficile, dove marginalizzazione e piccoli reati ostacolano il processo di integrazione e dove Ce.Sto si è affermata diffondendo i valori della tolleranza, del rispetto e della comprensione reciproca. I volontari dovranno: – organizzare attività nel centro sociale con bambini e adolescenti, sostituite da le attività al Summer Camp nei mesi di Giugno o Luglio; –  aiutare lo staff e i volontari locali nella creazione di attività di animazione e giochi; – essere incoraggiati nell’organizzazione dei propri workshop, eventi o attività sportive insieme ai giovani ed i volontari locali; – fare attività scolastiche; – organizzare il progetto sportivo “Together at the stadium”; – gestire il Giardino Luzzati (i volontari avranno l’opportunità di interagire con un target di bambini di età differenti, assistere lo staff e il volontari del Ce.Sto in attività culturali ed incultura ed eventi); – supportare l’organizzazione nei corsi di alfabetizzazione; – supportare la promozione delle attività dell’associazione sui social network e sul “Luzzati”; – eventualmente essere coinvolti in attività con i rifugiati, solo verso la fine del progetto, in particolare accompagnarli a fare la spesa e organizzare attività ricreative.

Il volontario ideale
Deve essere una persona giovane con la volontà di prendere parte in un progetto di sviluppo e integrazione di un’intera comunità in un centro di una grande città italiana. Il volontario SVE deve avere la volontà di collaborare sui progetti di educazione e formazione di Ce.Sto. Poiché questo comporta un coinvolgimento in un ruolo delicato con i giovani che spesso provengono da situazioni familiari complesse, il volontario deve avere qualità come la tolleranza, la pazienza, la fermezza, la creatività oltre a tutte le competenze comunicative e interpersonali.

Sei interessato/a?
Invia il tuo Curriculum Vitae, una lettera motivazionale e il Ce.Sto. Volunteer Questionnaire compilato a cesto@associazionejoint.org

Servizio Volontario Europeo in Sicilia

Il Walden Institute sta cercando 4 volontari per un progetto EVS che si terrà tra Febbraio e Agosto 2016 in Italia a Menfi, Sciacca e Agrigento. I volontari saranno coinvolti in varie attività con bambini e adolescenti dai 0 ai 17 anni all’interno del centro educazionale di Menfi.

Principali mansioni
I volontari dovranno:
– sostenere ed aiutare bambini e ragazzi a fare i compiti a casa o impartire loro lezioni supplementari, se necessario, durante l’orario extra scolastico;
– organizzare insieme allo staff e ai volontari locali attività ricreative come animazione, giochi, workshop, laboratori artistici, musicali e culinari;
– organizzare insieme allo staff workshop linguistici sulla propria lingua;
– organizzare nuovi eventi come carnevali, serate storytelling, attività all’aperto in vari luoghi;
– supportare lo staff e gli altri volontari nelle escursioni in spiaggia, in piscina e con altre forme di attività che avranno luogo principalmente durante l’Estate;
– aiutare lo staff e i volontari locali nella preparazione del cibo chiarendo le proprie esigenze prima e dopo il servizio.

Il volontario ideale:
– creativo, energico, attivo e amichevole;
– persona che intende sviluppare relazioni interpersonali;
– interessato a lavorare con i giovani;
– pronto a vivere in una piccola e tradizionale cittadina di provincia;
– persona che intende imparare o migliorare l’italiano;
– persona aperta, pronta a comprendere i processi di apprendimento e le regole di coabitazione all’interno delle strutture del Walden Institute;
– persona che abbia una forte motivazione ad avere un’esperienza intensa di lavoro con adolescenti in difficoltà.

Come candidarsi?
Invia a walden@associazionejoint.org
– il tuo Curriculm Vitae;
– una lettera motivazionale (anche in inglese);
– il Walden Volunteer Questionnaire compilato.

http://www.istitutowalden.it