Moda Made in Italy – Recensione di Luigi Saitta

Un libro degno di rilievo, quello curato da Dagmar Reichardt e da Carmela D’Angelo, Franco Cesati Editore. Moda made in Italy. Il linguaggio della moda e del costume italiano costituisce una vera e propria novità editoriale, affrontando, con dovizia di note e di citazioni, il tema del made in Italy, riguardante il mondo della moda, con un approccio interculturale, con una prospettiva inedita, toccando diversi settori, dalla storia alla letteratura, dal cinema alle arti figurative, dalla semiotica ai new media.

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La moda – nota nell’introduzione al volume Dagmar Reichardt – è a buon diritto considerata parte integrante del Bel Paese, almeno quanto l’alimentazione e l’industria motoristica, per citare solo alcuni dei suoi pilastri simbolo, a tutti i livelli: sociale, culturale, storico, economico o, per riassumerli in un unico termine, antropologico. Evidentemente la moda – prosegue la studiosa – è particolarmente incline a diventare oggetto di plagio, specie da quando negli anni sessanta il lusso venne democratizzato e da quando, negli anni settanta stilisti come Pierre Cardin hanno prodotto accessori per le masse (come le penne a sfera, gli orologi, ecc.). Ma la moda italiana – questo il punto centrale dell’analisi della studiosa tedesca – è un “habitus” fondamentalmente e genuinamente europeo. Infatti manifesta l’essere e il sentirsi europei cavalcando i limiti, incontrando ed esplorando vari modelli culturali, folcloristici e antropologici dal punto di vista estetico e stilistico, e muovendosi parallelamente sulla scia di una lunga e antica tradizione del costume. Non basta. Attraverso i secoli la moda in Italia ha saputo confrontarsi e misurarsi dapprima con l’artigianato nelle città comunali, poi con il mondo della corte, dei sarti, del lusso e con il suo stesso “disciplinamento”, come ha scritto la storica bolognese Maria Giuseppina Muzzarelli.

Ma c’è di più. La Reichardt rileva ancora come la moda rappresenti a tutt’oggi un linguaggio costitutivo della storia, della storia dell’arte, della letteratura e del cinema italiani (quanto mai interessanti le analisi e le riflessioni che la studiosa fa a proposito del film Il Gattopardo di Luchino Visconti). Per concludere la sua introduzione evidenziando come, a tutt’oggi, la questione della moda italiana non sia stata ancora completamente aperta o approfondita, in maniera organica e sistematica, anche a livello accademico.

I saggi che completano il volume sono tutti di grande completezza (e attualità). Si va ad esempio dal linguaggio della moda (con riferimento esplicito agli anni ottanta), alla moda italiana vista dall’Est, dallo studio delle caratteristiche del costume medioevale in prospettiva interculturale, al lessico della moda, con un’analisi degli anglicismi presenti nelle riviste femminili.

Il volume si arricchisce inoltre di un’intervista a Dacia Maraini che, rispondendo ad una specifica domanda rileva come la “moda sia la spuma dell’onda. Può sembrare superficiale ed effimera, ma riflette le profonde correnti che viaggiano sotto l’acqua”. Insistendo sull’effetto liberatorio, democratico ed estetico-teatrale della moda, la Maraini non solo associa alla femminilità l’idea di freschezza, unita ad una visione attiva e nel contempo serena e aperta, ma ci dimostra anche come la moda riesca a creare veri e propri mondi, evocando nuove, eccitanti dimensioni dell’altro, come per esempio nell’opera di Proust o di Flaubert. In questo modo la scrittrice italiana lancia, come messaggio critico, l’invito a non seguire ciecamente tutte le mode consumistiche, ma a vivere le libertà che i nostri tempi ci offrono.

E rispondendo, infine, alla domanda se la moda sia da considerarsi un fenomeno maschile o piuttosto un fenomeno femminile, davvero illuminanti ci sembrano le parole della Maraini. “Direi che la moda si indirizza più alle donne che agli uomini, perché parte dal presupposto che le donne siano più mascherabili. Le donne, storicamente – prosegue la scrittrice – sono state costrette a parlare col corpo anziché con le parole. Il linguaggio del pensiero era loro interdetto e quindi dovevano usare il corpo per esprimersi. Ma soprattutto per sedurre, secondo la divisione dei compiti: sedurre, accoppiarsi, figliare, sparire. E dico sparire non a caso. La moda si rivolge solo ai corpi giovani. Non esiste una moda per il corpo che invecchia, che pure è una realtà sempre più diffusa”.

E sul tema moda, riferito al ruolo maschile e femminile, e sulla realtà di un universo-anziani che oggi sembra essere sempre più predominante, non poteva esserci analisi migliore.

Luigi Saitta

Moda Made in Italy. Il linguaggio della moda e del costume italiano, a cura e con un’introduzione di Dagmar Reichardt e Carmela D’Angelo, con un’intervista a Dacia Maraini, Firenze: Franco Cesati Editore, (Civiltà italiana. Terza serie, no. 10), 2016, 230 pp.

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Convegno internazionale: “La scrittura fantastica in Bonaviri” – Università di Debrecen

L’Università di Debrecen è lieta di invitare tutti, curiosi ed interessati, ad assistere al Convegno Internazionale “La scrittura fantastica in Bonaviri” che si terrà nei giorni 9 – 10 marzo 2017 presso l’Edificio principale, Piazza Egyetem 1,  aula 58. La direzione scientifica curata dal Prof. István Puskás e il Prof. Franco Zangrilli assicurerà la presenza di studiosi e accademici di primo piano provenienti da Italia, Ungheria, Stati Uniti, Germania e Spagna.


Convegno Internazionale
9 – 10 marzo 2017
Università di Debrecen
Ungheria
a cura di István Puskás e Franco Zangrilli

Programma

9 marzo 2017

15:30
Inaugurazione del convengo, indirizzi di saluto

***

1. sezione

16:00 – 17:30

Roberto Salsano (Italia)
Segni e voci ne “Il sarto della stradalunga”

István Puskás (Ungheria)
Fantasia mitica ne “Il fiume di pietra”

Eny di Iorio (USA)
Il fantastico de “La divina foresta”

Dóra Bodrogai (Ungheria)
Nota sulla metamorfosi deLa divina foresta”

***

10 marzo 2017

2. sezione
9:00 – 10:30

Biagio Coco (Italia)
“La Beffaria”, ricomposizione del narrare

Domenica Elisa Cicala (Germania)
“L’Autobiografia in do minore”, la reinvenzione di sé

Salvatore Presti (Italia)
L’enorme tempo. Strategie del fantastico in Bonaviri

***

3. sezione
11:00 – 12:30

Loredana Audibert (Italia)
Martedina” di Bonaviri

Paolino Nappi (Spagna)
La lingua del fantastico in “Dolcissimo”

Juan Pérez Andrés (Spagna)
Realismo magico in Bonaviri e Márquez

***

4. sezione
14:00 – 15:30

Carmelo Giummo (Italia)
Bonaviri poeta, dal vicolo blu all’asprura

Dagmar Reichardt (Germania)
Bonaviri e “Verga sulla luna”

Franco Zangrilli (USA)
Bonaviri e un Gesù neofantastico

 

Una stanza per Magda Szabó

irogepIl prossimo passo per farvi conoscere la nostra Debrecen è una passeggiata letteraria. Abbiamo avuto la possibilità di visitare la stanza commemorativa dedicata a Magda Szabó, nellˈambito di una lezione universitaria. In questo articolo vi è tutto quello che abbiamo ascoltato su una delle autrici più importanti della letteratura ungherese.

Lˈunico luogo commemorativo aperto al pubblico e dedicato a Magda Szabó (1917-2007), scrittrice ungherese e vincitrice del Premio Kossuth, si trova a Debrecen nel Liceo Dóczy del Collegio Protestante di Debrecen. Si trova qui, perché Magda Szabó da bambina ha frequentato l’allora Istituto femminile Dóczy per 12 anni. E anche perché, dopo la laurea, ha insegnato in questo Istituto per due anni.

In omaggio alla sua alunna più famosa, il 5 Ottobre 2008 la scuola ha aperto al pubblico la stanza commemorativa che ospita l’eredità della scrittrice. Géza Tasi, figlioccio ed erede, ha collocato nel Liceo Dóczy quasi tutta lˈeredità materiale della scrittrice; il 5 Ottobre 2017 verrà inaugurato uno spazio più grande con una mostra permanente in ricordo di Magda Szabó. Fino a quel momento resterà aperto a tutti i visitatori interessati questo piccolo studio, boudoir.

«Gli oggetti esposti sono sistemati in unità tematiche», dice Istvánné Tankó, la vicedirettrice del Dóczy, mostrandoci la stanza. La prima parte ci mostra i ricordi del periodo in cui Magda Szabó frequentava lˈIstituto Dóczy: si può anche vedere la bacheca-ricordo della scrittrice preparata alla fine del Liceo, con tutta la classe e i suoi professori. Questi ultimi hanno avuto un ruolo importante nella sua scrittura. È stato il maestro Szondy ad iniziare Magda Szabó al percorso della scrittura, insegnandole che il mestiere della scrittrice comincia con la lettura e continua con lˈosservazione del mondo circostante.

La parte successiva della mostra è legata alle reliquie familiari: per esempio troviamo la Bibbia di suo padre Elek Szabó, i pentagrammati di sua madre, Lenke Jablonczay. Quest’ultima sarebbe potuta facilmente diventare una pianista di grande talento, se solo sua madre, la mercante Maria Rick, non avesse risparmiato sulla sua educazione musicale.

Passiamo ora alla scrivania, che è sistemata proprio così, come era nella casa della scrittrice in via Júlia: accanto alla macchina da scrivere si trova una foto in cui possiamo vedere Magda Szabó con il suo amato marito, Tibor Szobotka. La Bibbia, che era molto importante per lei, era la sua lettura costante.

img_20161020_124329Gli scaffali della libreria, come per la scrivania, riflettono una sistemazione realistica; tra i libri infatti troviamo gli oggetti e le foto cari alla scrittrice. La statuetta di Don Quijote, per esempio, le venne regalata da suo marito a Natale.

Si trova anche una specchiera nella stanza. In questa specchiera ci sono strumenti per preparare unˈacconciatura perfetta, cˈè la sua parrucca, il suo profumo preferito e tanti dei suoi gioielli. Per la scrittrice è sempre stato molto importante la cura del suo aspetto.

IMG_20161020_131258.jpgEssendo stata una delle autrici più note e riconosciute nel campo letterario in Ungheria, ha ricevuto diversi premi nella sua vita. Per esempio, le è stata conferita la Croce della Repubblica Ungherese e il Diploma di Dottoressa onoraria allˈAccademia Teologica Protestante di Debrecen. Il premio più prestigioso è stato quello donatole dal vescovo Gusztáv Bölcskei in occasione del suo 85esimo compleanno: la copia della maniglia della porta della Grande Chiesa.

Judit Tankó 

Silvana De Mari: Il gatto dagli occhi d’oro

 

25 dicembre, Natale

 

1495934_1406929352888215_2056337461_oUna volta qualcuno ha detto che l’amicizia è un rapporto a due dove ognuno è convinto di essere quello che ha avuto di più e dato di meno. Per Fiamma, Leila è una meteora, una stella di cometa che l’ha guidata fuori dalla sua casa.

La casa di Fiamma è una tana magnifica, talmente fantasmagorica nella sua ricchezza che ha il difetto delle tane magnifiche: c’è dentro una tale quantitivo di roba che è difficile uscire. Fiamma è figlia unica e nipote unica. Questo la mette nel ruolo della principessa, non ha mai fatto un passo senza la benevolente supervisione di un adulto, le principesse non girano senza scorta.

Leila rimane spesso da sola, si prepara da mangiare da sola. Alcuni dei bambini che stanno nelle paludi si guadagnano da vivere da soli. Questo è atroce, certo, dovrebbero avere una papà e una mamma che guadagnano da vivere anche per loro e la sera li mettono a dormire in bianchi lettini puliti. E invece hanno traversato il mondo e sono sopravvissuti. Qualcuno ha visto la sua città bombardata, qualcuno è entrato nella casa dove la sua famiglia giaceva a terra in un lago di sangue. E sono sopravvissuti.

La notte, mentre come una principessa dorme nel suo bianco lettino pulito, Fiamma pensa ai bambini sopravvissuti della palude.

Fiamma è la prima della classe.

È sempre stata la prima della classe. Non lo fa nemmeno apposta. Difficile non essere bravissima quando si arriva da una famiglia dove a cena si discute della rivoluzione russa.

Il primo giorno di scuola Leila è salita sui tetti per guardare la città dall’alto.

Fiamma non lo avrebbe mai fatto. Lei non ha mai fatto una cosa vietata, lei non farebbe mai una cosa vietata. Essere la prima della classe, quella che esegue le prescrizioni sempre e sempre senza sforzo, l’ha resa inevitabilmente un esecutore di ordini. In qualche maniera Fiamma è una minuscola sacerdotessa dell’ordine costituito, i suoi quaderni sono sempre impeccabili, lei è sempre impeccabile, il suo comportamento è sempre impeccabile. Non che ci sia niente di male nell’ordine costituito, l’ordine costituito è una scuola benevola in uno Stato benevolo, una famiglia benevola.

Ci sono altri che salgono sui tetti per vedere la città dall’alto anche se è vietato.

Fiamma guarda Leila come fosse una meteora. La stella cometa che l’ha guidata fuori dalla sua regale tana per condurla nelle paludi, luogo magico dove si incontrano l’acqua e la terra, il noto e l’ignoto, il consueto e lo straniero.

Oggi peró è andata male. È arrivata una banda di ragazzi africani. Sono furiosi per quel giorno di Natale passato in miseria, sono furiosi il nulla in cui le loro vite si trascinano, vuote di tutto, della fatica bestiale che ogni giorno mettono per raccattare la mera sopravvivenza. Sono più grandi di loro, quattordici, quindici anni. Sono furiosi, qualcuno è anche sbronzo, due di loro hanno sulleguance segni di scarnificazione, delle cicatrici fatte apposta: una specie di dolorosissimo tatuaggio fatto con le cicatrici.

Fiamma localizza immediatamente il capo. Non è il tipo enorme che è davanti a tutti. Il capo è quello dietro. Tutti si voltano, incontinuazione, a dargli un’occhiata velocissima,per verificare se ci sono istruzioni. È un ragazzo molto alto, molto bello, anche lui con la faccia tagliata sulle guance da tre cicatrici parallele. È una cosa che quei ragazzi si sono fatti da soli, come prova di corraggio, per darsi un’identità altrimenti smarrita, per fare parte della banda, ché è uno schifo, ma è l’unica cosa che hanno. Chi dorme nelle scatole di cartone si attacca a tutto quello che ha e se non ha niente si inventa qualcosa a cui attaccarsi.

Quel gruppo è venuto su di loro come un branco di lupi, e potrebbe massacrarli.

Non appena comincia l’attacco, Umberto si sposta e si mette davanti a Maryam, per proteggerla.

Fiamma registra il movimento. Umberto, che lei ha sempre considerato un insopportabile spaccone rozzo e beota, alla fine è molto più intelligente e molto più coraggioso di quanto aveva immaginato. Le piace la parola inglese, brave, per coraggioso. Bravo, Umberto.

Stefano si sposta davanti a Leila. I due ragazzi si sono mossi immediatamente, come cavalieri medievali. Ognuno dei due è andato a proteggere quella che vorrebbe fosse la sua dama.

Fiamma, da sempre, ha una cotta per Stefano, e così registra la sua sconfitta. Anche Stefano, come lei, deve essere rimasto folgorato da Leila, quel primo giorno di scuola, quando è salita sui tetti per guardare il mondo dall’alto.

Lei ha perso Stefano e stanno tutti per essere massacrati di botte.

Buon Natale.

Passeranno Capodanno e l’Epifania in ospedale, sperando si tratti di un reparto di ortopedia e non di un reparto di terapia intensiva e rianimazione.

Buon Natale e Buon anno nuovo.

Gli occhi di Fiamma incontrano quelli del capo dei senegalesi, il vero capo, quello dietro, non il bestione grand e grosso che sta davanti, I loro occhi si incontrano. L’altro la sta fissando. Fiamma sente una forte sensazione alla parte dello stomaco, come quando si salta un gradino. In realtà, è una reazione mediata dal nervo vago, le ha spiegato una volta la mamma, il suo nervo vago in quel momento sta facendo le capriole e si sta annodando. Guarda il ragazzo e il ragazzo guarda lei. Lei è una che dorme in un lettino pulito, farà il liceo, poi l’università; lui ha traversato il mondo, è fuori da qualsiasi cosa, peró ora la guarda e Fiamma sente tutta la sua forza.

Stefano comincia una pantomima, è una cosa intelligente, potrebbe dare a tutti la possibiltà di uscirne senza perdere la faccia. Ursula, incredibilmente, gli dà una mano. Anche Ursula è una che, alla prova dei fatti, vale molto di più di quanto si pensava. Leila ha il dono di rendere le persone migliori.

Fiamma guarda il ragazzo senegalese che guarda lei. Alla fine il ragazzo accenna un sorriso e sposta lo sguardo. Non succederà niente. È andata. Stefano ha fatto una proposta, facciamo tutti finta che stiamo giocando, ma il gioco è stato condotto dal ragazzo alto, in fondo, quello di cui tutti eseguono gli ordini.

            Tornano a casa, tutti interi, con i giacconi e i cellulari. Buon Natale.

            Quella sera, nel suo bianco letto pulito, Fiamma ripenserà a quella sguardo su di lei. Ci penserà con le guance in fiamme e il vago che si attorciglia.

Buon Natale.

In più è stata fiera dei suoi amici. Stefano, certo, ma anche gli inaspettati Ursula e Umberto. Alla fine la gente vale più di quello che mostra nel quotidiano.

È stato il giorno degli eroi.

Fiamma si addormenta e sogna il ragazzo scuro. Lo sogna in un luogo lontano, dove ci sono foreste e savane.

Buon Natale agli uomini di buon volontá.

Buon anno a tutti.

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silvana-de-mari-il-gatto-dagli-occhi-doro.jpgSilvana De Mari: Az aranyszemű macska (részlet)

Karácsony, december 25.

Valaki egyszer azt mondta, hogy a barátság egy olyan kapcsolat két ember között, melyben mindkét fél meg van győződve arról, hogy többet kapott, mint amit cserébe adott. Fiamma számára Leila egy ilyen barát, egy ilyen égi üstökös volt: egyfajta hullócsillag, amely kivezette őt a házából. Tudvalevő, hogy Fiamma háza egy csodálatos odú volt, gazdagsága révén elbűvölően varázslatos, ám rendelkezett a csodálatos odúk hibájával is: annyira sok holmival volt zsúfolásig tele, hogy nehéz volt kijutni belőle. Másfelől Fiamma egyszerre volt egyke gyerek és egyetlen unoka is. Ez tette lehetővé, hogy magára öltse a hercegnő szerepét: soha nem tett még meg egyetlen lépést sem valamely jóindulatú felnőtt felügyelete nélkül, márpedig a hercegnők nem járnak kíséret nélkül.

Leila viszont gyakran volt egyedül, s egymaga készítette el az ennivalót is. Néhányan a mocsárban lakó gyerekek közül kénytelenek voltak egyedül ellátni magukat. Ez borzasztó, és persze szükség lett volna egy apára és egy anyára, akik biztosítják a megélhetést számukra; majd az este nyújtotta volna nekik a nyugodt alvást a fehér lepedőkön fekve. Sok mindenen kellett keresztülmenniük és mégis túlélték. Volt, aki látta saját városa bombázását, volt, aki a lakásba érve vértócsában fekve találta családját. Mégis túlélték.

Éjjel, miközben hercegnőként pihent az ágyában, a tiszta lepedőn, Fiamma a mocsárban élő túlélő gyerekekre gondolt. Ő osztályelső volt, mindig is az volt, noha sosem készakarva tette mindezt. Nehéz lett volna nem kiválónak lennie, amikor olyan családból jött, ahol a vacsoraasztalnál az orosz forradalomról ment a társalgás.

Első nap az iskolában Leila felmászott a tetőre, hogy felülről láthassa a várost. Fiamma sohasem tett volna ilyet. Ő sosem járt tilosban, sosem tett volna olyat, ami tiltott. Osztályelső lévén mindig végrehajtotta az utasításokat, és ő volt az, aki mindig zokszó nélkül, fejet hajtva tett eleget a kéréseknek. Valamilyen módon Fiamma egyfajta kis papnője volt a fennálló rendszernek: az ő füzetei mindig kifogástalanok voltak, ahogy a magaviselete is. Persze nem arról van szó, hogy bármi rossz lett volna a fennálló rendszerben; a fennálló rendszer maga volt a jóindulatú iskola, a jóindulatú állapot, a jóindulatú család.

Mindeközben voltak mások, akik felmásztak a tetőre, hogy láthassák a várost felülről, noha ez tiltott volt. Fiamma úgy nézett Leilára, mint egy égi üstökösre. Egy vezércsillagra, ami kivezette őt a fejedelmi odújából a mocsárba, egy mágikus helyre, ahol találkozik a víz és a föld, az ismert és az ismeretlen, a helybéli s az idegen.

A mai nap azonban vészjóslónak ígérkezett: váratlanul megjelent az afrikai kölykök bandája. Zabosak voltak, mert a karácsony napját ily nyomorúságosan kellett eltölteniük, s mérgesek, amiért az életük a semmi felé tartott, ahol minden üres, és minden egyes nap egy kegyetlen harc a puszta létért. Idősebbek voltak Leiláéknál, tizennégy-tizenöt évesek. Dühbe gurultak, ha valaki részeg volt. Közülük kettőnek vágások éktelenítették arcát; szándékosan ejtett sebek voltak ezek: szörnyen fájdalmas hegekből álló tetoválások.

Fiamma azonnal kitalálta, hogy ki a bandavezér. Nem volt az a tipikus nagydarab srác, aki mindenki előtt állt, hanem inkább pont ő volt az, aki a háttérben maradt. A banda tagjai gyors pillantásokat vetettek szüntelen hátrafelé az esetleges utasításokért. A vezér egy felettébb magas és helyes fiú volt, három párhuzamos heg keretezte arcát. Az egyik dolog, ami egyedül őket jellemezte, az az arcukon ejtett sebek voltak: a bátorságuk egyfajta bizonyítékául szolgáltak, személyiséget adva ezzel elveszett lényüknek, valamint annak, hogy a banda teljes értékű tagjai lehessenek. Magát a puszta tényt is módfelett gyűlölték, mégis ez volt az egyetlen dolog, amibe kapaszkodhattak. Ugyanis, ha az ember kartondobozban alszik, mindenét magához szorítja, ha azonban semmije sincs, keres valamit, amit a magáénak tudhat.

A bagázs úgy közelített Fiammáék felé, akár egy farkasfalka, amelyik bármelyik pillanatban lecsaphat rájuk. Alighogy támadásba lendültek, Umberto máris Maryam elé vetette magát, hogy megvédhesse. Fiamma emlékezetébe véste a mozdulatot. Umberto, akit ő mindig is elviselhetetlenül gorombának, maradinak és erőszakosnak tartott, végül sokkal intelligensebbnek és bátrabbnak bizonyult, mint ahogy azt lány gondolta volna. Fiammának tetszett az angol „brave” szó a bátorság kifejezésére. Ügyes vagy, Umberto. – gondolta.

A két fiú középkori lovagként ugrott a lányok elé. Ki-ki a maga úrhölgyét próbálta védeni. Stefano Leila elé állt. Fiammában – aki mindig is oda volt Stefanóért – ekkor tudatosult, hogy a fiú nem őt választotta. S akárcsak őt, bizonyára Stefanót is rabul ejtette Leila személyisége még az első iskolai napon, amikor felmászott a háztetőkre, hogy láthassa a világot felülről. Ebben a pillanatban Fiamma szem elől vesztette Stefanót és mind ott maradtak a támadók gyűrűjében.

Nesze neked karácsony!

Most már biztos, hogy a kórházban fogják tölteni a szilvesztert és a vízkeresztet, remélve, hogy csak az ortopédiai osztályon kell dekkolniuk, és nem az intenzíven két újraélesztés között.

Remek… most aztán kellemes karácsonyi ünnepeket és boldog újévet mindenkinek!

Ekkor Fiamma pillantása találkozott a szenegáli bandavezérével, az igazi főnök tekintetével, aki hátul, s nem elől állt, mint az a nagy és hatalmas melák. Farkasszemet néztek egymással. A srác le sem vette róla a szemét. Fiamma szíve hevesen vert, a torkában dobogott, szinte majd’ kiugrott a helyéről. Vizslatta a srácot, amaz pedig állta a pillantását. Fiamma, aki tiszta ágyban alszik, aki bizonyosan el fogja végezni a középiskolát, majd az egyetemet is; s vele szemben ott állt egy fiú, aki sok mindenen ment keresztül, és kimaradt bizonyos dolgokból, most mégis úgy nézett Fiammára, hogy a lány érezze minden erejét.

Eközben Stefano pantomim játékba kezdett: ez egy nagyon okos megoldás volt, ami mindenkinek lehetőséget adott arra, hogy megússza a balhét fejvesztés nélkül. Hihetetlen, de Ursula segített neki ebben. Egy volt azok közül – mint ahogy azt a példa is bizonyítja – aki sokkal többre képes, mint ahogy azt az ember képzelné. Úgy látszik, Leilának megvolt az az adottsága, hogy kihozza az emberekből a legjobbat.

Fiamma és a szenegáli fiú továbbra is kölcsönösen méregették egymást. A srác arcán halvány mosoly jelent meg, majd elfordította a fejét. Ebből nem lesz semmi. Elment. Ekkor Stefano azt javasolta, hogy csináljanak úgy, mintha csak játszanának, elhitetve velük, hogy a játékot a magas srác irányítja, végtére is mindenki az utasításait várja.

Végül mindannyian épségben, dzsekiben és telefonnal a zsebükben tértek haza. Boldog karácsonyt!

Ám azon az estén, a tiszta fehér ágyában, Fiamma újra a rászegeződő szempárra gondolt. Maga elé idézte az indulattal teli arcot, s a tekintetet, ami az övébe fúródott.

Kellemes Ünnepeket!

Ráadásul büszke volt a barátaira: Stefanóra felettébb, de nagyon örült Ursula és Umberto meglepően bátor megtáltosodásának is. Még a végén kiderül az emberekről, hogy több van bennük, mint gondolnánk. Ez a hősök napja volt. Fiamma elaludt s a szenegáli sráccal álmodott. Álma egy messzi, fákkal és szavannákkal tarkított vidékre vitte őt.

Boldog karácsonyt a jószívű embereknek! Boldog újévet mindenkinek!

Traduzione di Anna Czifra

Scambio internazionale a Debrecen su media e social network

Dove: Debrecen, Ungheria
Chi: 6 partecipanti 18-25 e 2 group leader 18+
Durata: Dal 21 al 28 novembre 2016
Organizzazione ospitante: Világjáró Önkéntes in collaborazione con Associazione No Borders
Deadline: prima possibile

media-scambio internazionaleScambio internazionale in Ungheria, a Debrecen, nell’ambito del progetto “BYM-Be Your Media”. Uno scambio internazionale che ha per tema un argomento ampiamente discusso e popolare tra i giovani: i mezzi di comunicazione, i social media e la loro influenza sulla società. In primo luogo, questo progetto nasce dalla necessità di affrontare alcune questioni e avere lo spazio e l’opportunità di condividere aspetti specifici e le diverse esperienze multimediali con i giovani di diverse culture.

Lo scambio internazionale “BYM-Be Your Media”vuole dare ai partecipanti un momento per riflettere sul potere di tutti i tipi di media, per quanto riguarda la creazione di idee e l’influenza sulla formazione delle opinioni, utilizzando metodi e strumenti di educazione non formale specifici. L’enorme potere dei media sulla popolazione e sui giovani non è sempre percepito e per questo motivo è importante parlarne e capirne i risvolti, al fine di sviluppare il pensiero critico nei confronti dei media e divenire cittadini consapevoli.

E’ necessario portare con sè, cibo tipico della propria nazione da presentare all’interno della serata interculturale. E’ inoltre consigliato avere abiti comodi per lo svolgimento delle attività ed il necessario per la cura della propria igiene.

Nella struttura vi sarà una limitata connessione wifi e questa verrà suddivisa tra i partecipanti al momento dell’arrivo. Si ricorda inoltre che le prese di corrente ungheresi non sono come quelle italiane ed è necessario munirsi di un adattatore di corrente.

Il costo, dopo essere stati selezionati, sarà di una somma pari a 70€ da corrispondere all’Associazione No Borders, che comprende vitto, alloggio, le spese progettuali e la quota di iscrizione annuale all’associazione. Le spese di trasporto saranno rimborsate entro i massimali stabiliti dalle direttive Erasmus+.

Per candidarsi a questo scambio internazionale in Ungheria è necessario compilare il form in questa pagina in tutte le sue parti.

Il Petrolio di Pier Paolo Pasolini: conversazioni con István Puskás

Pasolini Olaj.jogPier Paolo Pasolini rappresenta una figura cardine del Novecento italiano, un credito conquistato grazie alla sua incredibile e fervida attività intellettuale che ha spaziato in vari campi dell’arte e non solo: come dimenticare il suo contributo alla poesia, alla critica letteraria, alla letteratura, alla politica, al teatro e al cinema? Considerando il suo indiscusso prestigio internazionale affermatosi anche per alcuni tragici eventi di cronaca che hanno accompagnato la sua esistenza (in ultimo quello del suo brutale assassinio), abbiamo avuto il piacere di intrattenere una breve chiacchierata con István Puskás, docente presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Debrecen, su questo gigante della cultura italiana e della percezione dell’opera pasoliniana in Ungheria. Il Prof. Puskás, inoltre, ha di recente tradotto la prima edizione ungherese di uno dei romanzi più dibattuti e controversi di Pasolini, Petrolio (Olaj in ungherese), e rappresenta uno tra i suoi conoscitori più profondi nel mondo accademico ungherese. Quale occasione migliore per aggiungere elementi di riflessione ad alcune tematiche spesso toccate in Italia che meritano un dibattito di respiro internazionale più ampio?

Pier Paolo Pasolini è certamente una delle figure più importanti del Novecento italiano. Le sue opere, così come la sua storia, ancora oggi destano un certo interesse per un’ampia fascia di lettori sia per i contenuti emersi da una florida attività culturale che per la tragica scomparsa sulla quale si addensano numerose ombre. Qual è stata la percezione in Ungheria del suo lavoro intellettuale e della sua vita dagli inizi della sua attività fino ad oggi?

Pasolini in Ungheria era noto prima di tutto come regista e i suoi film costituivano un punto di riferimento importante per gli intellettuali magiari degli anni settanta-ottanta in quanto rendevano in qualche maniera un certo senso di libertà. In generale ogni film arrivato dall’altra parte della cortina di ferro offriva questa sensazione, lo spirito di una libertà intellettuale tipica del periodo che veniva percepito in Ungheria naturalmente anche attraverso i film di Pasolini. Egli rappresentava un esempio chiaro di come si modificavano i prodotti culturali penetrando in un nuovo contesto. Pasolini, critico fermo dei movimenti del ’68 in Ungheria, veniva visto come parte di quella rivoluzione culturale. Prima di tutto la sua Trilogia della vita, proiettata pubblicamente nelle sale cinematografiche con la rappresentazione aperta del corpo e della sessualità, in Ungheria veniva concepita come l’avvento di tale rivoluzione e riusciva ad attirare l’attenzione di un numero relativamente considerevole di spettatori interessati alla cosiddetta rivoluzione sessuale. Altri suoi film – a partire dai primi lavori fino a Teorema – invece erano percepiti come la conferma della tesi secondo la quale il capitalismo fosse corrotto e decadente.
Oltre l’opera cinematografica, invece, la sua attività letteraria è rimasta quasi del tutto ignorata, sconosciuta fino agli ultimi anni. È strano perché dalle librerie ungheresi non mancavano i libri degli autori italiani contemporanei. Questa anomalia potrebbe spiegarsi nell’estrema difficoltà della traduzione dei testi pasoliniani. Per le generazioni nate dagli anni ottanta in poi resta invece del tutto ignoto anche questo capitolo della storia del cinema (non solo Pasolini, ma tutto il cinema dell’epoca). Soltanto dieci anni fa la nota e prestigiosa casa editrice Kalligram ha deciso di avviare una collana per colmare questa assenza pensando di basarsi sul mito del regista. Dopo aver pubblicato sei volumi dobbiamo ammettere che il tentativo risulta, se non del tutto fallito, poco fruttuoso. Nonostante l’attualità incredibile dei suoi pensieri, delle sue analisi sul neocapitalismo, quasi nessuno trova rilevante l’opera di Pier Paolo Pasolini in Ungheria. Non mancano le ragioni, certo, possiamo e dobbiamo provare a dare una spiegazione, ma ciò non giustifica un risultato che alla fine rimane deludente.

Per quale ragione tra tutte le opere di Pasolini ha voluto tradurre Petrolio? Qual è la sua attualità e quale riscontro si spera possa avere tra i lettori ungheresi?

Da traduttore è una sfida difficilissima rendere in un’altra lingua e in un  contesto storico-culturale differente questo testo meraviglioso e terrificante di Pasolini, sebbene, come ho già accennato, Petrolio sia estremamente attuale. Pasolini quaranta’anni fa aveva capito benissimo i meccanismi della societá del consumo e del mondo in cui viviamo. Da critico letterario lo trovo molto importante perché proprio parallelmente con la filosofia e la critica francese ed anglosassone ha avuto delle intuizioni brillanti su questioni quali il corpo, il potere, il desiderio, tutto ciò che la scienze cataloga al giorno d’oggi sotto l’etichetta di cultural turn. Non vorrei mistificare né assolutizzare l’universo pasoliniano, ma dobbiamo dire che pur non essendo in contatto con certi ambienti intellettuali dell’Occidente, ispirandosi alle stesse fonti, maestri come Gramsci, Freud, Sartre, Fanon, Pasolini raggiunse risultati simili ai maggiori pensatori del secondo Novecento (Foucault, Dubord, Deleuze, Guattari, Said, Buttler e altri). Petrolio intendeva essere la grande sintesi di tutte le sue esperienze fatte sul mondo, ma questa è una definizione riduttiva: abbiamo a che fare con un testo meraviglioso, un’espressione linguistica e poetica magnifica, pagine che hanno scalato la vetta della narrativa italiana e forse mondiale dell’epoca.
In merito al riscontro non nutro grandi illusioni, del resto la scarsa ricezione è una conferma dei pensieri critici di Pasolini. Ma dobbiamo anche dire che si tratta di un testo estremamente difficile, sebbene si registri un progressivo allontanamento della classe intellettuale ungherese che oggi sembra quasi del tutto scomparsa.

In Petrolio, così come in tante opere di Pasolini, emerge il tema dell’uomo e del suo rapporto con il potere: crede che le forme di propaganda e il cinismo del potere abbiano subito un’evoluzione oppure la lezione di Pasolini resta ancora la più lucida sul campo?

Penso che ciò che insegna Pasolini sul rapporto tra il potere e l’uomo, ovvero il cittadino dello stato moderno nell’era del neocapitalismo, del consumismo in sostanza, sia ancora valido: viviamo nello stesso sistema che delinea Pasolini quarant’anni fa, nella società mediatica (la società dello spettacolo come la definisce Dubord), culturalmente omologata ma nello stesso tempo priva di punti di riferimento, di estrema complessità, un labirinto intricato che contiene sostanze inafferrabili. Ciò che in me rafforza questa opinione è proprio la letteratura italiana contemporanea che dichiaratamente si ispira ai pensieri di Pasolini, penso ad autori come Vasta, Genna, i Wu Ming.

Un’altra tematica cara a Pasolini è la sessualità del potere. Nel romanzo entrambi i Carlo intrattengono una serie di rapporti sessuali e omosessuali (addirittura uno dei due si tramuta in una donna): perché il potere è così ossessionato dal sesso? Per quale ragione esso tende ad abusarne e poi reprimerlo?

Per capire meglio Pasolini possiamo fare leva a un suo grande coetaneo francese, Foucault, che studia e spiega acutamente la nascita e i meccanismi del potere dello stato moderno occidentale. In breve uno degli elmenti base di questo sistema è il controllo totale sul corpo umano, compreso anche la sessualità. Foucault e altri come Deleuze, Guattari, ma anche i femministi, sostengono che ci sia un legame fortissimo tra i meccanismi del potere e il sesso. Il punto comune in sostanza è il desiderio (qui arriviamo alle radici psichiche dell’esistenza umana, cioè all’esperienze della psicoanalisi da Freud a Lacan). Penso che Pasolini arrivi proprio a questo punto: visto che per lui il desiderio costituisce un elemento fondamentale dell’esistenza umana ed essendo da sempre molto impegnato nelle vicende della politica non era difficile collegare questi due fili. In sostanza: il rapporto sessuale è sempre un gioco di potere e nel potere c’è sempre il desiderio, il desiderio di impadronirsi dell’altro. Si tratta di due campi dello stesso gioco che costituisce l’esistenza umana, l’eterna ed impossibile voglia di superare la distanza tra l’individuo e l’altro e parallelamente costituire un se stesso attraverso il rapporto, essere ciò che si riflette nell’occhio dell’altro.

Sempre a proposito della sessualità, in Petrolio emerge anche una singolare posizione del potere nei riguardi del sesso: esso è una forza femminina che si concede passivamente, pertanto la parte che durante l’amplesso trae maggiore soddisfazione. Il potere in questo gioco sessuale accetta le regole implicitamente dettate dalla sua controparte, in altre parole si lascia sessualmente sottomettere. Non crede che sia un’immagine contraddittoria nel pensiero di Pasolini?

No, non credo. A mio avviso Pasolini in questa dinamica riesce e trovare un altro elemento che ho provato a riassumere prima, la continua instabilità del gioco e suoi dei ruoli. Filosofi e critici contemporanei come Homi Bhabha e Judit Buttler ci insegnano che essi sono sempre costruzioni e come tali non sono altro che tentativi continui di creare stabilità nell’ambito di un’esistenza che n’è assolutamente priva. Insomma chi sta sopra e chi sta sotto, chi domina chi viene sottomesso, nulla è mai del tutto prederminato, anzi gli sforzi di stabilire ruoli (anche gender) servono a velare il volto vero dell’esistenza. Ma il velo si strappa prima o poi. Per questo penso che uno dei massimi capitoli della letteratura novecentesca sia in Petrolio l’episodio di Carmelo.

Come relazionarsi a Petrolio in quanto opera incompiuta? Cosa lascia al mondo questo testamento “obbligato” di Pier Paolo Pasolini?

C’è sempre la tentazione di porre la domanda come sarebbe un Petrolio compiuto. Io penso che proprio questo suo stato frammentario riesca ad essere qualcosa di emblematico della nostra epoca in cui pare che non esistino delle strutture fisse, complete, solide, che esista solo una complessità inafferrabile di cose. Ecco l’esperienza ci aiuta a capire perché l’uomo soffre e fatica tanto a creare punti e linee, tracciare limiti fissi attorno a se stesso e al mondo che lo circonda.

Federico Preziosi

Zsuzsa Koncz – Miszter Alkohol

Ó, miszter Alkohol, hát itt vagy már megint,
Hisz érthetően megmondtam,
Már köztünk semmi nincs!
Nekem már ne ígérd, hogy megváltozol,
Bánatomra, szép fiú,
Ismerlek már jól.
Mert néha jó veled, ezt nem tagadhatom,
De addig-addig hízelegsz,
Míg nem tudom, hogy mit teszek.
Ó, miszter Alkohol, neked hinni nem tudok,
S csak néha-néha lesz az úgy,
Hogy rád gondolok.
Ó, miszter Alkohol, emlékszel arra még,
Karjaidban tartottál,
És mégsem szerettél.
Rossz útra vezetted az életem,
Édes csókkal lezártad
Mind a két szemem.
Ó, nagyon szerettelek és hallgattam terád,
Minden meséd elhittem,
S mit tettél velem!
Ó, miszter Alkohol, a bajban elhagytál,
S rájöttem szép fiú,
Mennyit hazudtál.
Ó, miszter Alkohol, mindig hazudtál.________________________________________

Mister Alcol

Oh Mister Alcol, così sei di nuovo qui
tanto ti ho detto chiaramente
tra noi non c’è più niente!
Non promettermi più che sei cambiato,
per il mio dolore, bel ragazzo,
già ti conosco bene.
Perché a volte è bello con te, questo non posso negarlo,
ma fino a quando mi aduli
poi non so cosa combino.
Oh Mister Alcol, in te non riesco a credere
e solo qualche volta sarà così
che ti penserò.

Oh Mister Alcol, ti ricordi ancora quando
mi stringevi tra le tue braccia
e malgrado tutto non mi amavi,
hai portato la mia vita sulla cattiva strada
con dolci baci mi chiudevi
entrambi gli occhi.
Oh ti amavo molto e ti davo retta,
ho bevuto tutte le tue storie
e quello che mi hai fatto!
Oh Mister Alcol, mi hai lasciato nei pasticci
e ho scoperto, bel ragazzo,
quanto mi mentivi.
Oh Mister Alcol, mi mentivi sempre.

Pál Frigyes

Max Gazzè e Niccolò Fabi – Vento d’estate

 

Nyári szellő

Hagytam elszökni a szerelmet
s pár óra múlva újra megtaláltam,
visszatért egy panasz nélkül,
és megváltozott, ahogy változik a szél.

Nyári szellő,  ahogyan ti, a tengerhez megyek,
nem vártok rám, talán elveszek.

A neve hangzására gondoltam,
arra, hogyan változik az emberek szájában
egyszerre mindenre gondoltam egy pillanatban,
megértettem, hogyan változik a szél.

Nyári szellő,  ahogyan ti, a tengerhez megyek,
nem vártok rám, talán elveszek.

Hagytam elszökni a szerelmet
s pár óra múlva újra megtaláltam,
visszatért egy panasz nélkül,
és megváltozott, ahogy változik a szél.

A neve hangzására gondoltam,
arra, hogyan változik az emberek szájában
egyszerre mindenre gondoltam egy pillanatban,
megértettem, hogyan változik a szél.

Nyári szellő,  ahogyan ti, a tengerhez megyek,
nem vártok rám, talán elveszek.

Nyári szellő,  a tengerhez megyek, a tengerhez megyek,
ne várjatok rám, elvesztem.

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Vento d’estate

Ho lasciato scappar via l’amore,
l’ho incontrato dopo poche ore,
è tornato senza mai un lamento,
è cambiato come cambia il vento.

Vento d’estate, io vado al mare voi che fate,
non mi aspettate, forse mi perdo.

Ho pensato al suono del suo nome,
a come cambia in base alle persone,
ho pensato a tutto in un momento,
ho capito come cambia il vento.

Vento d’estate, io vado al mare voi che fate,
non mi aspettate, forse mi perdo.

Ho lasciato scappar via l’amore,
l’ho incontrato dopo poche ore,
è tornato senza mai un lamento,
è cambiato come cambia il vento.

Ho pensato al suono del suo nome,
a come cambia in base alle persone,
ho pensato a tutto in un momento,
ho capito come cambia il vento.

Vento d’estate, io vado al mare voi che fate,
non mi aspettate, forse mi perdo.

Vento d’estate, io vado al mare, vado al mare,
non mi aspettate, mi sono perso.

Márton Oláh e Emese Pogány

Fórum, il centro commerciale più grande a Debrecen

forum

Il FÓRUM è il centro commerciale più grande dell’Hajdú-Bihar. Costruito nel 2008, e situato in pieno centro di Debrecen, in via Csapó, è un luogo speciale perché non solo è possibile trovare i negozi con le marche più famose del mondo, ma è anche un posto dove si possono incontrare gli amici, chiacchierare, mangiare un gelato in gelateria, andare da Libri, una libreria in cui c’è addirittura una caffetteria, Caffè Frei, dove si può godere un bel caffé mentre si legge un libro.
Al FÓRUM ci sono anche dei servizi, per esempio si possono cambiare i soldi, ci sono aree gioco per i bambini che possono giocare mentre i loro genitori sono impegnati negli acquisti. Comprende 120 negozi, nel parcheggio ci sono 800 posti auto e la prima ora è sempre gratis.

Al primo piano si trova il food court dove si possono trovare alcuni dei fast food più famosi del mondo, come il KFC o il Burger King, ma si possono mangiare anche dei cibi cinesi, ungheresi, greci e c’è anche il Ristorante e Pizzeria Leroy.

In ogni stagione si organizzano i Giorni del Fórum dove è possibile acquistare tanti prodotti con uno sconto eccezionale. Inoltre si tengono anche concerti e sfilate di moda almeno 5-6 volte all’anno.

tchibo

Il centro commerciale pubblica il proprio giornale ogni mese. In questa rivista si può leggere dei programmi e delle offerte del momento ed è scaricabile dal sito del centro commerciale o è possibile prenderla direttamente al FÓRUM.

Il centro commerciale è adatto anche per le persone disabili perché non ci sono soltanto la scale mobili, ma anche moderni ascensori che rendono più agevole e facile l’accesso ai vari negozi.

lewis forum

Il FÓRUM è aperto ogni giorno, dal lunedì al sabato, dalle 8:00 fino alle 21:00 di sera, i negozi invece aprono dalle 9:00 fino alle 20:00. Domenica invece i negozi sono aperti dalle 10:00 alle 18:00. Insomma il Fórum dà alla gente una buona possibilità per rilassarsi e passare momenti piacevoli con gli amici con gli amici.

Nikolett Juhasz

 

Campo di lavoro in Italia per il Lago Film Fest

Un campo di lavoro estivo ed esaltante all’insegna del cinema, della musica indipendente e della cultura da socializzare e condividere.

Destinatari: volontari/e (18+)
Dove: Lago di Revine Lago (TV)
Durata: 18 giorni circa 
Chi: Lago Film Fest in collaborazione con Associazione di promozione sociale Joint
Deadline: iscrizioni entro il 30 maggio 2016

proiezione campo di lavoroCampo di lavoro in Italia in occasione del Lago Film Fest, un appuntamento di nove giorni sotto le stelle e sulle rive di Lago di Revine Lago (TV) dove incontri, video, workshop, arte e musica calamitano ogni anno migliaia di visitatori. 200 ore di festival, corti provenienti a 85 diversi paesi del mondo, 80 pagine di magazine di approfondimento, registi e ospiti illustri da ogni parte del mondo tutto coordinato da 150 volontari.

Questo campo di lavoro si terrà dal 22 al 30 luglio 2016

Il concept di LFF si basa sul trasformare un’area geografica decentrata in un open space creativo in perfetta armonia con l’ambiente al fine di valorizzare gli aspetti naturalistici e culturali del territorio. Diversi sono i ruoli che si possono occupare all’interno del festival, in particolare si richiedono:
  • tecnici/addetti alla proiezione dei video;
  • ufficio stampa;
  • grafici;
  • personale addetto all’accoglienza.

I partecipanti non devono avere formazione o qualifiche particolari, ma buona volontà sostenendo un brevissimo corso di orientamento, voglia di condividere e di vivere un’avventura all’insegna della cultura e del divertimento nel pieno spirito dell’evento. Si consiglia vivamente di avere una buona conoscenza dell’inglese, in quanto il Film Fest ospiterà volontari provenienti da vari paesi.
I volontari alloggeranno in camere condivise con altri volontari tipo ostello e il cibo verrà offerto dall’ente organizzatore. È necessario portare con sé sacchi a pelo, lenzuola, asciugamani e, ovviamente, un costume da bagno! Si rende noto, inoltre, che per motivi organizzativi e logistici, i volontari saranno tenuti ad arrivare in loco qualche giorno prima e lasciare il campo intorno al 1-2 agosto. 

Per partecipare e conoscere altre informazioni, visita questa pagina.